
Uscendo da Tivoli e percorrendo Viale Arnaldi prima e Viale Cassiano poi in direzione S.Gregorio, superato il parco di Villa Braschi sulla sinistra, ci si imbatte sulla destra in un'arteria senza uscita chiamata Pomata o anche di Pussiano, il cui nome deriverebbe dalla dea romana che proteggeva i frutteti che nel passato costeggiavano questa via rallegrata da stupende abitazioni di facoltosi patrizi romani che avevano scelto questa zona, oltre per il panorama eccezionale che si domina da qui, anche perché l'area era servita da numerosi acquedotti i cui resti è ancora possibile scorgere.
Sulla stessa strada è possibile ammirare un emiciclo con sedili che il Comune di Tivoli fece edificare nel lontano 1750 per permettere ai nobili ed ai turisti, che con le loro carrozze vi transitavano, di sedersi, riposarsi ed ammirare il sottostante panorama dell'agro romano. Il posto è noto come la "Girata delle carrozze". Qui era il limite della passeggiata tanto amata dai tiburtini per cui in occasione del giubileo del 1750 furono curati l'ampliamento e l'abbellimento della strada come ricorda la lapide lì situata:
D.O.M. CASSIANAM HANC VIAM AMOENITATE CIVIBUS EXTERISQUE IUCUNDAM AD COMMODIOREM DEAMBULATIONEM CURANTE ALEXANDRO DE SPETIA MEVANATENSI TIBURTINAE URBIS PROPRAETORE S.P.Q.T. LATIUS APERIUT COMPLANAVIT ORNAVIT ANNO JUBILAEI MDCCL" (Nell'anno giubilare 1750 il Senato con il popolo tiburtino allargò, spianò e abbellì questa via Cassiana, gradita ai cittadini e ai turisti per l'amenità del luogo, onde farne una passeggiata più comoda, con l'interessamento del vicegovernatore di Tivoli, Alessandro Di Spezia da Bevagna).
Proseguendo
su questa strada si trova, in località "Due Miglia" una
lapide
che sta a ricordare il fratello di E.R. Franz; essa, collocata
prima dello scoppio del primo conflitto mondiale, riporta
"In questo luogo di pace Ettore Roesler Franz, acquarellista
insigne desiderava ricordato Alessandro fratello suo console
d'Inghilterra. I voti del chiaro maestro reverente adempiva
il suo unico allievo Adolfo Scalpelli .A MCMVIII".
La strada di Pomata infatti era uno dei luoghi preferiti dagli
acquarellisti inglesi e tedeschi dell'Ottocento, una strada
di campagna che si snoda tra ulivi
secolari
,
cespugli di ginestre, prati dove pascolano greggi di pecore,
a mezza costa sulle colline dei Monti tiburtini. Una vista
mozzafiato sulla villa
dell'imperatore Adriano, sull'ancora integra campagna
romana e i vicini Colli Albani: il tutto è di una bellezza
unica. Lungo di essa è inoltre possibile scorgere vestigia
di ville patrizie (la Villa
di Cassio, la Villa di Bruto e di numerose ville minori)
e tratti di acquedotti
romani (Anio Novus e Anio Vetus
).
All'altezza del km 1 della Strada di Pomata sono emersi svariati
resti di vasi, sia di piccole che di notevoli dimensioni,
riconducibili, in parte almeno, all'orizzonte protovillanoviano.
Alcuni vasi recano incisioni a fresco di fasce di linee parallele,
mentre qualche altro presenta incisioni a secco (dopo una
prima cottura del vaso) realizzate asportando la materia con
piccoli tratti successivi. Il nucleo qui stanziato va probabilmente
messo in relazione con quello coevo localizzato sul vicino
Monte S.Angelo in Arcese.