Villa di Bruto

Al primo Km. della strada che da Tivoli porta a S.Gregorio e, per la precisione, sopra l'ex cava di calce che si incontra sulla via Tiburtina salendo a Tivoli, un paio di Km prima di entrare nella città, si trovano i ruderi di una grandiosa villa costruita negli ultimi anni dell'età repubblicana ed ampliata successivamente in età augustea. La villa viene attribuita dagli archeologi a Bruto; non si tratta del figlio adottivo di Giulio Cesare ma di un suo omonimo, il giurista Marco Bruto, come riporta Cicerone nell'orazione pro Cluentio cap. LI.
Nel libro II del De Oratore, Cicerone, attraverso M.Crasso, dice anche che Bruto l'oratore, figlio del giurista, vendette la villa (il che confermerebbe che la villa non giunse in eredità al Bruto uccisore di Cesare).


Ingrandisce foto Villa di Bruto

L'edificio, che domina la pianura romana, è costituit0 da tre terrazze per un'area rettangolare di 180 m.x100, realizzato in opera incerta di calcare ed in opera poligonale. L'altezza dei muri in alcuni punti raggiunge i 10 m. sono ancora conservati delle volte, degli archi, delle pitture. La sua caratteristica è quella di presentare lunghi e doppi criptoportici laterali attorno ad un edificio centrale composto da numerosi ed ampi ambienti.

Secondo le ricostruzioni del Rossini l'edificio era caratterizzato anche da un teatro di cui però non rimangono tracce. Un ruolo fondamentale aveva l'acqua proveniente dagli acquedotti dell'Anio novus e dell'Anio vetus che doveva alimentare varie fontane. Anche questa villa fu costruita, e successivamente ingrandita, in base a criteri scenografici, come moltissimi edifici della Tibur tardo-repubblicana. Pare certo che la disposizione degli ambienti influenzò Antonio da Sangallo il Giovane, il quale si ispirò a questa villa per il progetto di Villa Madama a Roma.

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