Transitando per il fondo di una lussureggiante vallata si giunge poco dopo ad ammirare i resti dell'antica mola seminascosta dall'erbacce e dalla vegetazione spontanea. Riprendendo il cammino si arriva finalmente (dopo 800-900 m.) a contemplare il ponte più lungo del circondario. Si tratta del vecchio Ponte della Mola (detto anche Ponte degli Arci), restaurato circa 25 anni fa dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio e bellissimo per la sua impotenza malgrado alcune arcate siano andate perdute nel 1964.
Detto Ponte, parte integrante dell'antico acquedotto romano dell'Anio Vetus (Aniene Vecchio), è costituito da un doppio ordine di arcate (otto sono quelle rimaste) e fu fonte di ispirazione di numerosi pittori fra cui Ettore R. Franz.
L'Anio Vetus fu costruito dal censore
Curio Dentato e in ordine di tempo fu il secondo che Roma
ebbe (il primo fu costruito da Appio Claudio alla fine del
IV sec. a.C. e portava l'acqua dal territorio di Palestrina).
Oltrepassato il monumento si prosegue per alcune centinaia
di metri fino ad imbettersi sulla destra in un sentiero; percorrendolo
si arriva ad ammirare un'altra "chicca" che il mondo
romano ci ha lasciato: il Ponte di S.Pietro imponente per
il fatto che la sua unica arcata misura ben sedici metri di
ampiezza. Sull'altro versante del colle Faustiniano si trova
il ponte di Sant'Antonio, così chiamato per un'immagine
del Santo. Si possono poi visitare i resti della torre di
quel che fu il Castello Faustiniano, che si ergono maestosi
non appena inizia la salita del colle.






