
Il
Palazzo, originariamente fortezza dei Colonna, come testimoniano
i numerosi stemmi presenti nel suo interno, fu realizzato
intorno al 1500 sopra la parte alta del santuario, lì
dove era posto il tempio vero e proprio. Nel 1630 divenne
proprietà della famiglia Barberini, che avviò
opere di ingrandimento e miglioramento fino a raggiungere
la forma attuale. Divenuto museo nel 1953, è stato
recentemente riallestito.
Al piano terra si segnalano: due are dedicate dai decurioni
e dal popolo di Praeneste alla Pax e Securitas Augusti; un
rilievo a faccia leggermente curva, probabilmente impiegato
in una fontana monumentale, con rappresentazione di una lupa
che allatta i cuccioli in un paesaggio silvestre (della stessa
serie dei rilievi Grimani ora a Vienna), tra i più
raffinati prodotti della scultura tardo augustea;
un
rilievo trionfale di Traiano; la testa marmorea della
dea Fortuna, rinvenuta all'interno del pozzo sacro della
Terrazza degli Emicicli, originale tardoellenistico della
fine del II sec. a.C.; una statua in marmo bigio, originale
tardoellenistico, forse statua di culto di Iside.
Al primo piano, invece, l'ala sinistra accoglie alcuni
dei reperti provenienti dalla necropoli di Praeneste
(il resto è conservato principalmente a Roma, nel
Museo di Villa Giulia).
Le
sale mostrano una splendida collezione di ceramiche e soprattutto
bronzi di artigianato locale, specie gli specchi a decorazione
incisa del IV-III sec. a.C.
La collezione è arricchita anche dai singolari segnacoli
funerari a pigna ed a busto femminile, nonchè da urne
e sarcofagi. L'ala sinistra conserva materiale proveniente
principalmente dal Santuario
di Ercole Vincitore a Tivoli. Di particolare importanza
gli elementi di decorazione architettonica, specie le terrecotte
(da notare le lastre fittili con tracce di policromia rappresentanti
cortei di divinità su carri, di VI sec. a.C.). Notevole
anche il materiale votivo, che offre un affascinante colpo
d'occhio sulla religiosità popolare antica.
Al terzo piano è conservato il più grande mosaico
ellenistico conservato, il Mosaico
Nilotico, che pavimentava originariamente l'abside dell'Aula
Absidata.