L'anello di Carvilio

Nell'incontro di Studio “La dama degli zaffiri ed altri ori” tenutosi il 6 dicembre 2014 presso il Museo Archeologico di Palestrina, a cui era presente anche la redazione di Tibursuperbum, oltre allo splendido gioiello della tomba 11 di Colonna (un diadema in oro e zaffiri), e gli ori provenienti dalla necropoli di Colle Noce presso San Cesareo, è stato presentato anche l'anello di Carvilio proveniente dalla tomba romana riportata alla luce nel 1999-2000 a Grottaferrata, vicino Roma.
L'Istituto Gemmatologico Nazionale ha effettuato un'analisi seguita dalle osservazioni di tecnica costruttiva orafa concludendo che esso è un esempio di alto artigianato orafo e, per le sue caratteristiche, assume un valore inestimabile. Anche questo gioello, insieme ad altri, è esposto in una vetrina della sala mostre del Museo Archeologico di Palestrina, destinata all'esposizione permanente di gioielli e oggetti di ornamento di età imperiale.


L'anello

L'anello è costituito da una verga cava in lamina appiattita che si allarga a formare un castone ovale in cui è inserito il cristallo di rocca (quarzo) chiamato dagli antichi acenteta “del colore dell'acqua limpida” trasparentissimo sotto il quale è incastonato in oro il ritratto cesellato.del giovane Carvilio, morto a soli diciotto anni e tre mesi. Il monile quindi, nel suo uso “reliquario”, aveva la stessa finalità delle tante medaglie/ritratto che alcune donne ancor oggi portano al collo per ricordare il proprio caro estinto. In questo caso il citato anello era all'anulare della madre di Carvilio, Ebuzia Quarta, sepolta nella sua stessa tomba.

Cerchiamo di dare in sintesi le principali informazioni sul ritrovamento del gioiello, sui personaggi, sulla tomba ritrovata intatta ed ancora chiusa il che suscitò la curiosità di esperti archeologi nazionali e stranieri. Nella tomba di famiglia, detta “delle ghirlande” a causa di due corone poste sui due corpi, sono stati sepolti una ricca matrona romana, Ebuzia Quarta, e suo figlio Tito Carvilio Gemello, avuto dal primo marito Tito Carvilio della tribù Sergia. Il prof. Lorenzo Costantini, bioarcheologo del Museo dell'Arte Orientale di Roma, esaminando il polline è riuscito a stabilire che i fiori utilizzati per detti serti erano viole, rose e lilium per cui, anche se in anni differenti, i due morirono all'inizio dell'estate. Detti fiori forse erano coltivati nel giardino della loro villa suburbana di Tusculum. Il giovane morì prima della madre (le iscrizioni sul suo sarcofago sono molto eleganti e accurate dovute al grande amore materno ed al dolore per la perdita del figlio); Ebuzia morì invece più tardi a 40/45 anni e fu Antestia Balbina, la figlia avuta dal suo secondo marito, a provvedere a inumarla in quanto la defunta non era più sposata.


L'anello

I due corpi non sono stati cremati, come si usava invece nell'antica Roma, ma o imbalsamati o mummificati secondo la moda egittizante. Tutta una serie di particolari concordano a questa tesi: le tracce di mirra per mantenere i resti, un nocciolo di dattero trovato nel sarcofago di Ebuzia, le sculture sui sarcofagi imitanti le palme dei datteri, la caseina di capra nella parrucca della matrona (il latte di capra era usato durante i riti di Iside) il fatto che nella bocca dei due non sia stata trovata la moneta che il defunto doveva dare come obolo a Caronte per essere traghettato nell'Ade. A proposito dell'acconciatura della matrona essa è molto singolare e rivela una mescolanza di influenza egizia ed europea; la parrucca è un insieme di capelli umani rossi, oro, peli di animali e fibre vegetali.

Un mistero avvolge la morte di Carvilio: morì per una setticemia (in seguito alla ferita al femore destro) o per avvelenamento come attesterebbe la massiccia presenza di arsenico?

Per saperne di più e visionare un interessantissimo video basta andare su http://www.museogrottaferrata.com/#!ipogeo-delle-ghirlande/c17v3

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