Con la discesa dei Longobardi l’Italia rimase divisa in due parti: una la Langobardia sotto gli invasori e l’altra la Romania sotto i Romani-Bizantini. Se tali invasioni furono un micidiale colpo per le popolazioni ben più grave fu la successiva scorreria dei Saraceni, che non solo devastavano le coste ma si spingevano persino nell’entroterra risalendo dal mare attraverso la foce dei fiumi. Siamo nel IX sec. al tempo del pontificato di Gregorio IV prima e di Giovanni VIII poi.
I Saraceni depredavano, violentavano le donne, uccidevano o facevano prigionieri, per vederli come schiavi o per chiederne il riscatto, i cristiani da loro detti “gli infedeli”.
Solo ai primi del X sec. finalmente essi furono fermati dalle truppe al servizio di papa Giovanni X prima a Campagnano e poi a San Cosimato (secondo una leggenda i corpi dei saraceni uccisi furono sepolti nelle grotte sottostanti il convento di S.Cosimato).
Nel X sec. iniziò anche la decadenza politica ed economica, essendo morto Alberico (figlio di Marozia e fratello di Giovanni XI), dell’abbazia dei Santi Cosma e Damiano (alias il convento di S.Cosimato) e di ciò approfittarono i potenti signorotti confinanti tra cui la consorteria dei Crescenzi Ottavini. Quest’ultimi si erano dati molto da fare ed erano riusciti a rosicchiare, impossessandosene, di alcune proprietà terriere dell’Abbazia di Farfa (in genere molto appoggiata dalla potente Tivoli che invece era sempre in conflitto con l’Abbazia sublacense) e del Sacro Speco a Subiaco.






