"Villa a Tivoli" di Edoardo Tani

a cura di Roberto Borgia

L'interesse dimostrato per i precedenti dipinti pubblicati del concittadino Edoardo Tani (1880-1948) ci spinge a continuare a presentare sue opere, visto che quest'anno ricorre il centoquarantesimo anniversario della sua nascita ed, in particolare, ricorre il centenario della sua fortunata esposizione nel Teatro Reale di Madrid, che, all'epoca, destò la più grande ammirazione, come avremo modo di parlare in seguito. Ma chi meglio di Tommaso Tani (1865-1939), illustre concittadino, autore di diverse pubblicazioni di storia e tradizioni locali con il suo pseudonimo di White Rose, ci può accompagnare nel conoscere meglio quest'artista tiburtino, che merita certamente di essere maggiormente valorizzato? Prendiamo alcuni spunti dal Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, anno 1921: «Il nostro concittadino Edoardo Tani, nacque circa, quarant'anni or sono, discendendo da illustri patrioti, quali furono suo nonno Domenico che tutto sacrificò, patrimonio ed esistenza, cospirando per l'unificazione d'Italia e suo padre, Nazzareno, continuatore entusiasta e costante degli stessi ideali. Compiti i suoi studi, si diede con tutto l'entusiasmo a seguire la sua inclinazione naturale: la pittura, e abbenché ne fosse distratto dalle mansioni del suo ufficio, pure con tutto l'ardore vi si dedicò superando non lievi difficoltà, studiando indefessamente per formarsi la tecnica dei colori e del disegno. Fu tanta la volontà impiegata che le più grandi difficoltà furono presto superate ed Edoardo Tani tosto si fece apprezzare e si piazzò tra i più valenti pittori moderni. Si dedicò prima all'acquerello, ma comprendendo che questo non gli dava la luminosità, e la vivacità che egli sentiva l'abbandonò per dedicarsi intieramente alla pittura ad olio».


Ingrandisce foto Villa a Tivoli

Divago un po' informando che di suddetta Rivista, benemerita per la cultura tiburtina e che uscì dal 1919 al 1939, sono disponibili i dati statistici, l'errata corrige e gli indici analitici curati, con la consueta competenza, dal prof. Franco Sciarretta, pubblicazione disponibile e scaricabile dal sito della Società Tiburtina di Storia e d'Arte nella sezione: Pubblicazioni (Riviste). Ancora una divagazione mi sia consentita: due parole su Tommaso Tani, che ricoprì molte cariche nell'ambito delle istituzioni locali: fu infatti consigliere e assessore comunale per ben venticinque anni, Presidente della Congregazione di Carità, Commissario e Consigliere del Civico Ospedale per oltre venti anni, Presidente e Consigliere della Compagnia di Pubblica Assistenza «Stella d’Italia», Consigliere della Cassa Scolastica del Regio Liceo Ginnasio e membro fondatore di tante e tante altre opere di carità e beneficenza. Fondò quasi tutti i giornali locali, L'Aniene, il Vecchio Aniene, L'Amico Fritz, Tivoli Nuova, L'Educazione, ecc. Collaborò in quasi tutti i giornali di Roma, ma più specialmente nella Tribuna e nel Messaggero, ove scrisse per più di trenta anni. Pubblicò sul Capitan Fracassa, sul Secolo di Milano e sul Giorno di Napoli, sul Progresso Italo Americano ecc.

Inoltre le riviste La Scena Illustrata, Grandi Film, Le Scimmie e lo Specchio (rassegna di teatro, che uscì dal 1923 al 1928), l’Italia Francescana, Roma ecc. ospitarono suoi frequenti scritti, corrispondenze e note. Diresse per molti anni il "Bollettino di studi storici ed archeologici di Tivoli e regione" di cui curava alcune notevoli sezioni, tra le quali importante rilievo ricopre ancor oggi per gli studiosi e gli appassionati della storia della città la sezione "Bibliografia Tiburtina", raccolta vastissima di fonti e testi d'interesse storico, archeologico e artistico, e il "Notiziario" che riporta spaccati della vita cittadina dell'epoca. Dotato di profonda ironia e scanzonato umorismo, amava firmare i suoi scritti con lo pseudonimo di "White Rose".

In questa "Villa a Tivoli", acquerello su carta, cm. 35x50, collezione privata, viene ritratto un particolare delle peschiere di Villa d'Este, un soggetto che Tani amò spesso ritrarre da più punti di vista e in ore diverse della giornata, con i suoi vari cambiamenti di luce. Secondo il progetto di Pirro Ligorio (1513-1583), l'architetto di Villa d'Este, le Peschiere dovevano essere quattro e sarebbero servite per portare l'acqua dalla Fontana dell'Organo al versante opposto del piano del giardino, quello verso Roma, per alimentare la Fontana dell'Oceano mai realizzata. Sono profonde ben quattro metri e servivano per l'allevamento di trote, pesci pregiati ed altri animali da servire agli ospiti in occasione di banchetti. Iniziate subito, al tempo dell'impostazione del piano del Giardino (1563-64), furono terminate molti anni dopo la morte del cardinale Ippolito II d'Este (1572) da Luigi d'Este, ad eccezione di quella verso la Fontana dell'Organo, peschiera che non fu mai costruita.

(settembre 2020)

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