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Arpocrate

Tra il 1739 e il 1744 fu effettuata una campagna di scavo da Liborio Michilli ("locotenente del Governo" di Tivoli e già "giudice criminale del Governo di Roma") nei terreni di sua proprietà tra il Pecile e le Cento Camerelle. La campagna fu particolarmente fortunata: vennero portate alla luce molte opere eccellenti, le più importanti acquisite da Papa Benedetto XIV (in cambio della concessione dell'appalto della vendita del tabacco al fratello di Liborio Michilli per il prezzo di centomila scudi e per la durata di 9 anni) e collocate nelle sale dei Musei Capitolini dove, fatta eccezione per l'Antinoo-Osiride (oggi al Museo Gregoriano Egizio dei Musei Vaticani), ancora oggi si trovano.
Fra le altre citiamo la statua di Hermes Pancraziaste, di una statua femminile di Flora (della quale spicca il bellissimo panneggio) e di una graziosissima statua di Arpocrate. Si tratta di una piccola statua in marmo pario, alta 158 cm, raffigurante Arpocrate, dio del silenzio, una divinità della mitologia egizia (soprattutto del Basso Egitto), corrispondente all'antichissimo dio egizio Horus, figlio di Iside ed Osiride, del quale ne incarnava l'aspetto di fanciullo.


Arpocrate

Il suo culto venne presto adottato anche nell'area greca e romana, dove rappresentò il dio del silenzio, con il dito alla bocca e cinto di un mantello cosparso di occhi e di orecchi. La statua è oggi esposta nel Salone del Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, dove, al centro, sono collocati i famosi centauri, sempre provenienti da Villa Adriana.

Raffigura il dio in maniera del tutto atipica rispetto all'iconografia dell'epoca quando veniva ritratto con le ali e spesso accompagnato da un serpente o da qualche uccello e recante in mano una frusta o una clave.
L'Arpocrate di Adriano invece, dai lunghi capelli e con il fiore di loto in capo, reca nella mano sinistra un corno mentre il dito della mano destra, come consuetudine, è vicino alla bocca in atto di intimare il silenzio (signum harpocraticum) in accordo con l'interpretazione del gesto data da Plutarco nel De Iside et Osiride: si fanno troppe chiacchiere insensate ed errate sugli dèi e perciò "questo dio tiene un dito sulla bocca come simbolo della discrezione e del silenzio".
Ritroviamo il signum>/em> ed il suo significato utilizzato durante il Rinascimento nel contesto filosofico dell'Umanesimo.

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