Vicende storiche del Santuario

Fino al IV sec. d.C., sebbene le strutture attestino segni di decadenza anche anteriori, il santuario di Ercole Vincitore fu abbastanza florido. Possiamo farne iniziare il declino quando i Goti di Totila conquistarono Tivoli nel VI sec. d.C.; fu allora che iniziò l'abbandono definitivo del santuario già in parte decadente a causa della scarsa manutenzione troppo onerosa. Era divenuto a poco a poco un luogo dove reperire materiali edilizi; i rovi e le sterpaglie avevano coperto tutto e lo avevano trasformato in una campagna incolta. A partire dal 978 ritroviamo la Via Tecta citata nelle fonti come Porta Oscura; vi si impiantarono mulini alimentati dagli antichi canali diversori dell'Aniene. Nel Medioevo il complesso di Ercole Vincitore fu diviso tra enti religiosi, privati e Comune di Tivoli. Nel 1227 tra i ruderi trovarono sede due luoghi di culto: la chiesa di S. Maria del Passo dei Frati Minori e quella con annesso monastero di S. Giovanni in Votano delle Clarisse (proprietarie fino al 1571).
Le ristrutturazioni, operate per ospitare le due chiese, sono attestate dal ritrovamento, nel corso dei recenti scavi svolti nel santuario, di una calcara a due bocche. Fu utilizzata per fare la calce necessaria alla costruzione delle due citate strutture religiose.


Ingrandisce foto Via Tecta (o Porta Oscura)

I disegni pervenutici dei pittori del XVI sec. contribuiscono a darci un'idea di come era in passato il santuario. Le fonti classiche difficilmente lo menzionavano. I più, dimentichi che fosse un edificio sacro, lo ritennero Villa di Augusto secondo Pirro Ligorio ma soprattutto Villa di Mecenate. Si spiega così il perché tutta la zona (comprese le cascatelle e la cartiera successivamente impiantatavi) ricevette la denominazione di "Mecenate". In realtà né Augusto né Mecenate ebbero mai delle ville a Tivoli. solo nel 1849, lo storico e archeologo Antonio Nibby lo indicò come Tempio di Ercole. Dal 1861, grazie all'architetto Charles-Alphonse Thierry, in poi furono realizzate le prime illustrazioni prospettiche e tavole delle strutture restanti del sito. Grazie ad esse è possibile fare una dettagliata ipotesi ricostruttiva del monumento.

Nel XVI secolo i privati che presero possesso del complesso aumentarono. Sull'area del santuario si diffusero vigneti ed orti grazie alla realizzazione di terrapieni. Nel XVII secolo cominciò la cosiddetta fase di industrializzazione del complesso.
Nel 1612 (per alcuni 1614) la Camera Apostolica si dichiarò proprietaria dell'area. Pio VI nel 1795 si riappropriò della parte nord del complesso, fece abbattere le vigne per crearvi un'armeria dovendo combattere contro gli invasori francesi. Poi vi trovò posto anche una polveriera, quindi una manifattura di lana.


Ingrandisce foto Vista del Santuario nel 1893 - E.R.Franz

Nel 1802 essa fu rilevata da Luciano Bonaparte per farvi cannoni e poi fu ceduta nel 1815 alla Duchessa di Chablais. Dopo alcuni fallimenti da parte di affittuari nel 1846 iniziò qui la lavorazione del ferro sotto la Società Romana delle Miniere. Tra il 1815 e il 1884 si avvicendarono quindi diversi proprietari ed per ultima, nel 1884, la Società delle Forze Idrauliche che comprò il complesso avendo già fatto suo a scopo speculativo il costone settentrionale di Tivoli ricco dei canali deviati delle acque dell'Aniene.

Da questo momento il Santuario venne del tutto modificato e spaccato in due dal Canale Canevari (1885-86) progettato per raccogliere tutte le acque dei canali deviati lungo il costone settentrionale per poi convogliarli nella costruenda centrale dell'Acquoria. Il 26 agosto 1886 Tivoli fu la prima città italiana ad essere illuminata con energia elettrica. Nel 1887 la Società delle Forze idrauliche si consociò con la Società Anglo-Romana per dare elettricità a Roma.
La costruzione del canale Canevari causò la rottura di quell'area che si era mantenuta unita fino ad allora nonostante le numerose intromissioni e i passaggi di proprietà. La parte meridionale del complesso fu interessata da poderosi interri e venne adibita ad uso agricolo; quella settentrionale fu interessata dagli insediamenti delle industrie. In un secondo momento in una parte dell'edificio si insediò la "Cartiera di Mecenate" di Giuseppe Segré (restano i padiglioni in cemento e le tettoie che coprono i portici dell'area sacra) fino agli anni Cinquanta del XX sec. quando il Demanio rilevò tutto il complesso.

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