
A Tivoli altri tre Palazzi nobili
con relative due colonne davanti allo ingresso vantavano un
identico diritto ( il palazzo cinquecentesco del colonnello
Sebastiano Realis-Ciaccia si trova, non lontano da qui, al
numero civico 11 di Via Mauro Macera; quello dei Del Re a
piazza Palatina).
Interessante è ricordare che nell'ex cartiera Amicucci,
poi ex Parmigiani (situata nella zona terminale della Piazza,
sul lato corto prospiciente il Duomo) molti anni fa, durante
dei lavori di ampliamento fu scoperta una necropoli databile
tra il V ed il IV sec. a.C. Vennero alla luce per l'esattezza
otto sepolcri. In questo luogo probabilmente doveva trovarsi,
secondo l'archeologo e studioso tiburtino F.Cairoli Giuliani,
Porta Esquilina di cui fa menzione un cippo trovato nel Santuario
di Ercole Vincitore.
In passato la Piazza vantava, tra le abitazioni che la contornavano,
persino un convento benedettino con annessa chiesa dedicata
al Santo fondatore dell'ordine. Documenti storici infatti
ne attestano l'esistenza fin dal lontano 997 ed altri testimoniano
che nel Settecento tale complesso ancora era in loco.
Resti di tale monastero potrebbero essere gli affreschi del num.civ. 14 situato quasi prospiciente alla casermetta De militibus; è infatti interessante visitare l'androne di un palazzo esteriormente insignificante (dando le spalle al Duomo l'edificio si trova sul lato sinistro della piazza). Appena varcata la soglia, si può ammirare sulla sinistra un affresco del XIV sec. ritraente la scena tipica dell'Annunciazione:
l'Arcangelo Gabriele con le ali aperte, la Vergine in atto di umiltà intenta ad udire l'annuncio, Dio che domina dall'alto. L'ambientazione è in una sala avente un soffitto a cassettoni. Se si sale una rampa di scale poi sulla destra, coperto da una lastra di vetro, si ammira la figura (molto più deteriorata rispetto al precedente affresco) di un ignoto Santo. Sulla datazione di tale opera i pareri sono discordanti: chi la vuole realizzata prima del 1277, chi dopo questa data (comunque entro il XIII sec.); anche sul suo autore i pareri sono contrastanti: per il Salerno sarebbe frutto di Cimabue o della sua scuola, per altri della scuola figurativa romana di quel tempo.
Sempre sullo stesso lato del palazzo dove sono conservati gli affreschi, sulla parete dell'edificio posto ad angolo con Via del Colle si possono ammirare inserti marmorei di bassorilievi provenienti dall'espoliazione di Villa Adriana per essere riutilizzati come materiali da costruzione.
Prima di concludere l'excursus sulla Piazza dobbiamo ricordare che ancora una volta essa mutò nome: fu intitolata al patriota tiburtino Domenico Tani,strenuo difensore della Repubblica Romana e morto nel 1849 a Perugia in esilio. Da allora essa non ha più cambiato nome. Fino alla fine del XIX sec. Piazza Domenico Tani fu abitata dalle famiglie tiburtine più in vista anche perché era il cuore dell'economia. A riprova di ciò occorre ricordare che, prima dell'unità d'Italia, la cerimonia che poneva fine al Carnevale a Tivoli si svolgeva proprio in questa piazza (centro del commercio tiburtino) ove veniva cremato il pupazzo in carta pesta che simbolicamente rappresentava il carnevale mentre il giorno successivo (il mercoledì delle Ceneri) nel Duomo attiguo avveniva la rituale cerimonia dell'imposizione delle ceneri come riparazione ai peccati commessi durante il periodo carnascialesco. Solo dopo il 1870 la festa della cremazione del Carnevale si spostò a piazza della Regina divenuta poi piazza del Plebiscito.