Tivoli nell'età romana

L'età dell'urbanizzazione tiburtina (VIII-VII sec a.C.) si basò sulla volontà da parte di individui di provenienza diversa (Sabini, Equi, Etruschi, Ernici, Marsi) di unirsi per scopi difensivi e d'interesse scegliendo come primo luogo d'insediamento Castrovetere (la "cittadella" per i tiburtini), particolarmente atto ad essere difeso essendo circondato da precipizi e posto al controllo di un passaggio obbligato in quanto il fiume Aniene si restringeva e precipitava in cascata. L'economia si basava quindi sullo sfruttamento della posizione geografica e delle risorse idriche (commercio, industria), sull'agricoltura e sull'allevamento.
Non si sa molto sul periodo antecedente la dominazione romana tuttavia la città di Tibur combatté contro i Volsci per vario tempo fino alla metà del V secolo a.C.


Ingrandisce foto Tempio di Vesta e della Sibilla

Fu soprattutto impegnata tra il IV sec ed il 338 a.C. a guerreggiare con Roma facendosi aiutare anche dai Galli pur di difendere la sua indipendenza dalla odiosa rivale e schierandosi con la Lega Latina per lo stesso motivo: contrastare Roma nel tentativo di sottomettere il Lazio.
Il governo repubblicano di Tivoli era composto da senatori ed il palazzo senatorio si ergeva nell'attuale rione S.Paolo

nello stesso luogo dove nel XVII sec. il Cardinale Giulio Roma fece costruire il Seminario diocesano; il governo repubblicano era aristocratico perché composto dal Senato e dai magistrati eletti tra i cittadini eccellenti per censo, nobiltà e valore. Le cariche erano varie e le più altisonanti erano quelle di: dittatore, pretore, decurione, edile e censore. C'erano poi i Salii al servizio religioso del Santuario di Ercole Vincitore, nume tutelare della città, gli Apollinari, gli Adrianali, i Veriani, gli Arvali e le Vestali. La religione professata dai tiburtini era pagana ed era praticata nel santuario di Ercole Vincitore, nel tempio di Vesta, in quello della Sibilla, nell'altro dedicato alla dea Giunone Regina che sorgeva dove oggi si erge la chiesa di S.Biagio, ed infine nel tempio dedicato a Diana che era situato dove ora si innalza la chiesa di S.Andrea (il timpano del vecchio tempio di Diana si può ancora vedere presso il vicolo del Labirinto).


Ingrandisce foto La musa Thalia

A poco a poco però Roma vincendo tolse ai tiburtini le città di Empulum e di S.Gregorio da Sassola; con la sconfitta definitiva sotto Pedum (oggi Gallicano del Lazio) Tivoli fece la pace con Roma e divenne città "IMMUNE" (poteva dar rifugio a perseguitati, esiliati ecc.). La bellezza del territorio tiburtino indusse molti romani a costruirsi delle ville ed in una di queste morì come prigioniero Siface, re della Numidia. Nella guerre contro Annibale Tivoli combattè da leonessa a fianco di Roma tanto che il dittatore romano Quinto Fabio Massimo ordinò che si attuasse a Tivoli la raccolta dei soldati.

Rimase neutrale invece sia in occasione della guerra Sociale che nella lotta civile tra Mario e Silla. Proclamata la lex Iulia, Tivoli fu municipio romano, godé della cittadinanza romana mantenendo la propria magistratura. Alla pacificazione raggiunta dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) Tivoli poté rinnovarsi e consolidare la sua posizione di centro commerciale e residenziale e sfruttare la sua vicinanza con Roma che chiedeva travertino, legname da ardere e per uso navale o edile, bestiame ecc.; tutto questo commercio avveniva lungo la via Tiburtina (controllata da Tivoli) ampliata anche per poter trasportare i blocchi di travertino se essi erano troppo grossi per essere imbarcati sulle zattere pilotate a Ponte Lucano sull'Aniene. L'età di Augusto fu per Tivoli un periodo di pace e le colline tiburtine si popolarono di ville splendide come quella di Orazio, di Cassio, di Quintilio Varo, di Manlio Volpisco, di Catullo come già l'avevano avute Cesare e Sallustio.
L'età d'oro per Tivoli però fu quella sotto Adriano (117-138) che si fece costruire la sua villa imperiale ampliando la villa rustica di tre miglia a sud dalla città che sua moglie, Vibia Sabina, gli aveva portato in dote.
Con il principato di Adriano e degli Antonini Tivoli ebbe un grande sviluppo edilizio tra cui la costruzione dell'anfiteatro di Bleso ed il restauro degli acquedotti; si registrò un incremento demografico. Conservava ancora la vecchia religione pagana ma aveva accolto anche le altre divinità legate ai culti misterici (Mitra) o egizie (Iside).

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