Tivoli nel Duecento

Nel XIII secolo il potere imperiale in Germania entrò in crisi a causa delle lotte di successione al trono mentre in Italia quello della Chiesa si rafforzò grazie al papa Innocenzo III (1198-1216) che seppe ben approfittare delle circostanze per affermare la superiorità del Pontefice, e quindi della Chiesa, sull'Imperatore, mettendo in pratica così il pensiero teocratico di Gregorio VII. Il piccolo Fedrico II, nipote del grande Federico Barbarossa (essendo nato dal matrimonio di suo figlio Enrico VI con Costanza d'Altavilla, erede del regno normanno di Sicilia), era stato affidato dalla madre morente nel 1198 ad Innocenzo III che aveva pensato di poterlo piegare ai suoi voleri e quindi di controllarlo. Quando però il papa morì e gli successe Onorio III, Federico II si fece incoronare imperatore (1220) promettendo al nuovo pontefice che avrebbe rinunciato a cingere anche la corona di Sicilia e sarebbe partito per la crociata.


Ingrandisce foto S.Pietro alla Carità

Alcuni giorni dopo l'incoronazione Federico II si accampò con l'esercito presso Tivoli, che gli rinnovò l'atto di fedeltà fatto al nonno. La nostra città fu spinta ad assumere questo atteggiamento filoimperiale dal riacutizzarsi delle controversie tra il monastero sublacense ed il popolo non che episcopato tiburtino; Onorio III poco prima di morire inviò una lettera a Tivoli minacciandola se non avesse desistito dal molestare il monastero di Subiaco.

La città per tutta risposta si coalizzò con i baroni del carseolano, a cui fu mandata un'altra missiva (per farli dissociare) dal nuovo papa Gregorio IX (1227) sotto il quale la lotta tra papato ed impero riprese.
Fedrico II, non avendo mantenuto fede alle promesse (cinse infatti anche la corona di Sicilia accerchiando in tal modo con i suoi possedimenti lo Stato della Chiesa ed esitando a partire per la crociata) entrò in urto col predetto papa Gregorio IX (1227-1241) che lo scomunicò una prima volta. L'imperatore cercò allora di crearsi un partito favorevole anche a Roma a partire dal 1230 e nel 1239 con un esercito mosse sull'Urbe; inviò a Tivoli, a Viterbo e a Foligno una lettera di ringraziamento per la fedeltà dimostrata ed assicurò la sua venuta prossima nel territorio tiburtino.


Ingrandisce foto Ponte Lucano

Anche ai Romani mandò una lettera per portarli dalla sua parte, sganciandoli dal pontefice (essendo il Senato romano desideroso di rendersi indipendente dal controllo papale e di governare il Lazio), ma essi diffidarono di lui e si schierarono con Gregorio IX per cui l'imperatore rinunciò all'impresa. Nell'agosto del 1241 Tivoli accolse Federico II mentre le sue truppe si stanziarono a Ponte Lucano

(come già era avvenuto con Federico Barbarossa) per accerchiare il Papa, che invece morì il 21 di quello stesso mese. In occasione del conclave le ostilità furono sospese, Federico restò a Tivoli fino a settembre poi, essendo lunga la scelta del nuovo pontefice, tornò in Sicilia. Matteo Orsini, senatore romano, approfittando dell'allontanamento del sovrano ed aiutato dall'esercito di Alatri, attaccò le truppe imperiali ferme a Ponte Lucano il che per i tiburtini, alleati di Federico, significò devastazione e continui assalti nemici anche se l'imperatore, tornato in fretta e furia dalla Sicilia, tentò inutilmente di rivoltare la situazione. Tivoli dalla vicenda uscì a pezzi ed il suo ghibellinismo entrò in crisi vedendo Federico II incapace di controllare la situazione. La sua morte (1250) fu motivo di gioia per i Romani che nel 1250 con l'elezione di Brancaleone a senatore romano iniziarono di nuovo a tentare una forma di autogoverno nei confronti del pontefice ed ad accarezzare il sogno di Roma: aspirare alla signoria del Lazio.

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