Il Castello fu poi confiscato da Paolo III, recuperato dai Colonna nel 1549 (che lo rinnovarono) e nel 1556 fu di nuovo confiscato da Paolo IV (Gian Pietro Carafa) ed assegnato ai Carafa, ma fu preso nello stesso anno dal duca d’Alba. Tornò ai Colonna nel 1562 e rimase di loro proprietà. Nel 1568 Marcantonio Colonna, con mattoni provenienti dalle fornaci di Anagni, fece costruire verso nord, con vista sul parco, un loggiato con archi leggermente ellittici ( poi bombardato), facendovi affrescare immagini di castelli dipendenti da Genazzano: nella parte a oriente quelli siti nell’area abruzzese ad occidente quelli dislocati sui monti Lepini. Gli ambienti furono nuovamente ristrutturati.
Grandi trasformazioni avvennero con Filippo I Colonna, signore di Genazzano tra il 1611 e il 1639: la sopraelevazione dell'ala orientale; il rifacimento del torrione nord-est in cui trovò posto il suo appartamento privato con annessa cappella. Quest'ultima fu affrescata dal pittore Marzio Ganassini nel 1616; vi si esalta la gloria della famiglia Colonna e di san Carlo Borromeo, zio materno di Filippo, beatificato nel 1615. Filippo I avviò anche un primo rifacimento del loggiato sul cortile interno, con la collocazione dello scalone principale nella posizione attuale e l'apertura di un accesso al ponte-acquedotto per raggiungere il parco che proprio in quegli anni si stava iniziando a realizzare alle spalle del palazzo. Provvide anche a far mettere mano alla chiusura del cortile verso sud con la costruzione di un corridoio affacciato sul paese e sui giardini segreti sottostanti.

Castello Colonna di Genazzano
Ingrandisce foto Castello Colonna di Genazzano

Nel cortile fece collocare il pozzo e la fontana ottagonali, che oggi ancora si ammirano; inoltre provvide a ripristinare l'acquedotto fatto costruire da Martino V, che convogliava le sorgenti del Colle S. Andrea fino alla fontana del Palazzo e alle fontane sulle piazze pubbliche nelle quali attingeva tutta la popolazione. I resti di tale acquedotto “romano”, da cui ricevevano l'acqua, permangono ancora nell'attuale giardino comunale, una volta parco privato della famiglia, concesso poi in affitto come terreno agricolo nel 1800. La parte terminale dell'acquedotto, utilizzato anche come ponte per l'accesso al castello, venne distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra.

Alla morte di Filippo, avvenuta nel 1639, il figlio cardinale Girolamo avviò ulteriori trasformazioni del Palazzo, affidandone la progettazione all'architetto romano Antonio del Grande: il terzo livello del loggiato del cortile, che riporta il suo nome nella grande iscrizione in mosaico che corre tra il secondo e il terzo livello, con le arcate a sesto ribassato su pilastri al primo livello e due ordini di archi su colonne di riuso ai livelli superiori; l'inserimento di un altare a edicola marmorea con colonne e timpano mistilineo in cui è inserita la lapide che ricorda l'apertura da parte del cardinale della Porta Santa di S. Giovanni in Laterano di cui era canonico. Nel 1663 al piano primo dell’ala est fece costruire ed affrescare interamente la cappella con grandi scene sacre e squarci di paesaggio.

Castello Colonna di Genazzano
Ingrandisce foto Castello Colonna di Genazzano

Nel corso del XVIII secolo vennero rafforzati tramite enormi contrafforti a scarpa, alcuni del lati esterni del perimetro e fu costruita l’elegante balaustra che chiude a sud il cortile, divenuto ormai spazio privato e non più aperto ai locali. Nel 1829 a spese della comunità e del principe Aspremo Doria-Colonna, si provvide a restaurare il ponte-acquedotto che unisce il palazzo all’ampio giardino. Rimasto indenne per molti secoli, il Castello subì le scosse del terremoto del 1703 che colpì L'Aquila e di quello del 1915 che causò tanti morti ad Avezzano. Poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, fu colpito da un bombardamento di una squadriglia della RAF, finalizzato a distruggere i forni, allestiti dentro il castello dai tedeschi con lo scopo di rifornire i propri soldati asserragliati a Cassino.

Nel secondo dopoguerra il Genio civile provvide a demolire il vecchio ponte e a ricostruirlo ad unica campata in cemento armato. Nel 1979 il Castello, dopo anni di degrado e abbandono, è divenuto proprietà del Comune di Genazzano che ha provveduto a ristrutturarlo completando lo sforzo con un ingente intervento nell’ambito dei lavori per il Giubileo del 2000. Per acquistarlo il Comune sborsò 150 milioni con un contributo dell’Amministrazione Provinciale di Roma, il cui Servizio Restauri dell’Ass. P.I. e Cultura ha dato inizio nel 1983 ai lavori di consolidamento statico e di ordinaria manutenzione. Divenuto Centro Internazionale d'Arte Contemporanea, nei suoi spazi sono state ospitate prestigiose mostre: Cucchi, Pizzicannella, la collezione Tonelli, si sono articolate nei 3000 mq di superficie suddivisa in più di 20 sale. Oggi il Castello è dotato di una serie di servizi quali biblioteca specializzata, archivio storico, sala conferenze, servizio visite guidate, laboratori didattici, tecnologia multimediale, videoteca, biblioteca digitale e cartacea, punti ristoro e vendita.

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