Proposta per l'istituzione del "Museo storico-archeologico dell'Agro Prenestino"

Il territorio del Comune di Gallicano nel Lazio (Rm) è ricco di presenze archeologiche che vanno dal periodo arcaico al Medioevo passando per l'eta romana che ha lasciato imponenti resti relativi agli acquedotti e alle infrastrutture viarie. Questa ricchezza si spiega con la posizione dell'attuale Comune nell'hinterland dell' Urbe, anche se esso rientrava propriamente nel territorio dell’antica Praeneste, oggi Palestrina (Ager Praenestinus).


Ingrandisce foto Tomba XXIV - Foto: Zaccaria Mari

Numerosi rinvenimenti di materiale archeologico sono intervenuti in passato in varie località nel corso di scavi regolari, promossi dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, o occasionalmente durante la realizzazione di opere pubbliche (materiali custoditi nei depositi della Soprintendenza). Altri reperti sono conservati da tempo in siti storici o si trovano in possesso di privati. Il museo più vicino è il a href="../../palestrina/santuario/index.htm">Museo Archeologico Nazionale di Palestrina ove sono esposte opere provenienti soprattutto dallo scavo del locale Santuario della Fortuna Primigenia e delle necropoli preromane.

Manca invece un museo del territorio prenestino che, oltre ad esporre i reperti in esso rinvenuti, sia anche un centro di documentazione delle forme di popolamento e delle fasi storiche che si susseguirono dall'epoca preromana al Medioevo.
A questa esigenza intende rispondere il Progetto per la realizzazione del “MUSEO STORICO-ARCHEOLOGICO DELL'AGRO PRENESTINO”, che prevede una “sede museale” collegata ai diversi ‘punti di interesse” sparsi sul territorio.
Da questo punto di vista il museo, di cui si illustrano di seguito contenuti e caratteristiche, ha una struttura originale dalla forte valenza didattico-documentaria, in grado di presentare al grande pubblico le problematiche di un territorio di importanza centrale, da sempre strettamente legato a vicende fondamentali di Roma e dell’Agro Romano.

Notizie fornite da: Zaccaria Mari, Funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e da Fausto Zevi, professore dell'Università “La Sapienza” di Roma

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