Le Sibille di Raffaello (seconda parte)

a cura di Roberto Borgia

Nel parlare delle Sibille di Raffaello, presenti nell'affresco della Cappella Chigi, in Santa Maria della Pace a Roma, non dobbiamo tralasciare l'aspetto filologico, tenendo ben presente il testo di Lattanzio, con la citazione di Varrone, brano fondamentale per tutte le ricerche sul tema delle Sibille. Le Divinae Institutiones di Lattanzio furono, infatti, il primo libro a caratteri mobili stampato in Italia, il primo fuori la Germania, stampato nella città di Subiaco, da C. Sweynheym e A. Pannartz nel lontano anno 1465 (è datato 29 ottobre). Proprio il libro di Lattanzio, che riconosceva alle rivelazioni delle Sibille un’autorità pari a quelle dei profeti biblici, a seguito della stampa a Subiaco ebbe un successo considerevole che gli valse sei riedizioni tra il 1465 e il 1478. L’edizione sublacense di Lattanzio era stata di 275 esemplari, di essa si conoscono superstiti circa quaranta copie, di cui diciassette in Italia.
Proprio in quest’epoca (1482-83), sotto l’influenza del platonismo cristiano, il pavimento delle navate laterali della cattedrale di Siena fu decorato con le superbe tarsie, raffiguranti le dieci profetesse, accompagnate da Ermete Trismegisto (1488). Ma già due secoli prima nella facciata del Duomo lo scultore Giovanni Pisano aveva anticipato questo tema con le statue di Platone, Aristotele e di una Sibilla, che uscivano dagli schemi vetero testamentari della facciata stessa, mentre una tarsia con lo stesso Aristotele era già presente nel pavimento dal 1406, con Epitteto, Euripide e Seneca.
Viene allora spontaneo allora il riferimento al più importante ciclo di affreschi che abbiamo nella nostra città, opera del cosiddetto “maestro di Tivoli” nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista presso l’Ospedale.


Ingrandisce foto Sibille Tiburtina et Cumana

Oltre all’Assunzione della Vergine, la nascita di S. Giovanni, il Cristo benedicente, gli Evangelisti etc. sono raffigurate, nel sottarco del presbiterio sotto gli affreschi, le Sibille (in questo caso dodici) che partendo da sinistra e salendo sono: Agrippa, Tiburtina, Cumana, Samia, Eritrea, Cumaea e scendendo verso destra: Persica, Libica, Delfica, Hellespontina, Phrigia ed Europa. Le immagini sono racchiuse in un tondo e delimitate in un anello bianco con in basso l’espressione SIC AIT riferito alla profezia di ciascuna di esse che viene riportata sotto il ritratto. Il termine “Sibilla” è scritto per intero per nove Sibille e abbreviato in “SIB” per quelle Samnia, Eritrea, Cumaea. Le profezie iniziano all’interno del medaglione per proseguire di sotto a esso. La corrispondenza tra le profezie delle Sibille e quelle date dal domenicano Philippus de Barberis (Filippo Barberi) nelle sue Discordantiae Sanctorum doctorum Hieronymi et Augustini, et alia opuscola, pubblicato a Roma il 1 dicembre 1481, che conteneva anche Sibyllarum de Christo vaticinia: cum appropriatis singularum figuris, porta a datare questi affreschi del presbiterio agli anni successivi, il 1483, per la committenza della confraternita di S. Giovanni Evangelista, contemporanei perciò alle tarsie delle Sibille del Duomo di Siena.

Da notare che la descrizione canonica delle Sibille che dà Philippus Siculus (altro nome con cui è conosciuto il domenicano, che nacque a Siracusa intorno al 1426) rimarrà per i secoli successivi e viene utilizzata per esempio da Teofilo Folengo nell’Atto della Pinta, prima rappresentazione sacra di cui si abbia notizia in Sicilia, nel 1543, e che riporta integralmente, citiamo solo la Sibilla Tiburtina, la suddetta profezia, con la descrizione di Filippo Barberi: “Appresso uscirà la Sibilla Tiburtina, non molto vecchia, vestita di una veste dal colore rosato, con una pelle di capra sopra le spalle, con i capelli sciolti ed un libro in mano”.
Una cosa perciò innanzitutto da rilevare: la Sibilla Tiburtina è stata sempre descritta come una giovane (Varrone in Lattanzio la elenca per ultima), non può essere perciò la Sibilla, ultima sulla destra nell'affresco della Cappella Chigi.

Lo stesso Philippus de Barberis nelle figure delle Sibille che accompagnano il suo testo canonico dice “Sibylla Tiburtina non multum senex”, perciò non anziana, come invece appare l'ultima a destra delle Sibille. Così troviamo scritto, per esempio, in Raffaello, la sua vita e le sue opere di G.-B. Cavalcaselle e J.-A, Crowe, II, Firenze, 1890, pag. 246, nota 1: «La Sibilla Cumana, per quanto noi sappiamo, era assai vecchia, e tale la figurò il Buonarroti nella Cappella Sistina; questa di Raffaello è invece una giovane. Per cui, o gli scrittori errano nel nome di questa Sibilla, o Raffaello si allontanò dal tipo tradizionale facendone una giovane. Tra le quattro Sibille rappresentate in questo affresco, quella che più si avvicina al tipo tradizionale della Cumana, sarebbe la vecchia Sibilla, che trovasi ultima all'altra estremità, seduta di riscontro a questa [di riscontro cioè alla prima di sinistra]».

Anche lo studioso tedesco Leopold David Ettlinger (1913-1989) nel suo breve saggio “A note on Raphael's Sibyls in Santa Maria della Pace”, pubblicato sul “Journal of the Warburg and Courtaauld Institute”, volume 24, n, 3/4 del 1961, pagina 322-323 rilevò che l'attuale identificazione delle Sibille era settecentesca, identificando egli invece la Sibilla Cumana come l'ultima da destra. Vogliamo porre l'accento che già all'epoca di Raffaello l'identificazione tendeva ad attribuire il nome di Cumana proprio all'ultima da destra e alla Tiburtina quella a essa contigua. Ne è prova l'opera “Sibille Tiburtina et Cumana”, di Marcantonio Raimondi (1480-1534), contemporaneo di Raffaello (1483-1520), incisa a bulino da un anonimo e databile dal 1515 al 1550.
Chi meglio di Raimondi e dell'anonimo incisore contemporaneo o posteriore di pochi anni poteva imporre un nome più preciso alle due figure che compaiono nell'affresco “Sibille e Angeli” del divino urbinate? Certo Raimondi ritrasse le due Sibille con molta libertà: innanzitutto sono in piedi, poi la Sibilla Tiburtina volge lo sguardo a destra e non a sinistra come nell'affresco di Raffaello (per evidenti ragioni di simmetria), la Sibilla Cumana ha un aspetto giovanile, ma è indubbio che le due Sibille siano proprio quelle dell'estrema destra dell'affresco di Raffaello.

(novembre 2020)

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