Lucio Munazio Planco

Lucio Munazio Planco apparteneva alla gens Munatia di origine tiburtina, plebea ed equestre. Il ceppo Munazio si affermò con C. Munazio quando costui fu inviato in Gallia Cisalpina e in Liguria per presiedere alla spartizione delle terre dell’ager publicus ai veterani (i licenziati dalla legione). Solo nel 90 a.C. tale ceppo ottenne la cittadinanza romana e con essa tutti i diritti ad essa collegati. I Romani erano soliti portare tre nomi: il praenomen, il nomen della gens, il cognomen (soprannome) per distinguere la stirps o familia contenuta nella gens. In questo caso il cognomen Plancus (Planco) è dovuto al piede piatto (plancus) dell’antenato capostipite della famiglia a cui apparteneva Lucio. Suo padre fu molto legato a Cicerone che si dimostrò molto disponibile nel seguire l’educazione dei figli dell’amico (il primogenito Lucio, i suoi tre fratelli e la sua unica sorella). Lucio divenne così un buon oratore. Per aprirsi la strada alle magistrature superiori (aperte ai nobili ma inaccessibili a chi non lo era) dovette trovare un altro modo di accedervi: entrare nell’esercito.

Lucio Munazio Planco
Statua di Lucio Munazio Planco

Arruolatosi dunque nel 54 a.C. presso le legioni di Cesare nelle Gallie, fu da costui messo a capo di una legione contro i Bevolaschi. Scoppiata la guerra civile tra Cesare e Pompeo, parteggiò per il primo ed aumentò il suo prestigio quando riuscì a salvare in Spagna due legioni di soldati cesariani assediati dalle truppe pompeiane. Nel 46 a.C. fu scelto da Cesare, ormai vincitore, perché facesse parte dei sei-otto prefetti dell’Urbe per controllare il ripetersi dei disordini.

Planco si occupò dell’amministrazione delle finanze e dell’esazione dei beni confiscati ai proscritti e della quota spettante a Cesare sugli averi dello sconfitto Pompeo e incamerati da Marco Antonio. Riuscì a giostrarsi tra Cesare e Marco Antonio; per ingraziarsi il primo coniò un “aurum signatum” con l’immagine della Vittoria raffigurata con le fattezze di Calpurnia, moglie di Cesare e figlia di L.Calpurnio Pisone Cesonino (suo vicino di villa a Tivoli). La moneta recava su una faccia l’iscrizione “Caesar dictator III” e sull’altra “L.Plancus praefectus Urbis” (quest’ultima intorno ad un vasello sacrificale). Grato di questo, Cesare lo elevò a Settemviro Epulone (grande carica religiosa) e dandogli il governatorato della Gallia (Proconsole). Morto nel 44 a. C. il suo protettore, tornò a Roma per tentare di placare gli animi, ma, viste le acque agitate, fece ritorno in Gallia. Qui fondò Raurica presso Basilea per difendere la sua provincia contro i Germani.

Mausoleo di L.Munazio Planco
Ingrandisce foto Mausoleo di L. Munazio Planco

Fu acclamato Imperator dai legionari quando vinse i Rheti presso il lago di Costanza. Scrisse allora a Cicerone affinché si facesse carico presso il Senato di fargli dare il trionfo a seguito di tale vittoria ma la cosa non andò in porto poiché la Repubblica stava di nuovo attraversando una guerra civile. Restando in Gallia riuscì a barcamenarsi per un anno (senza parteggiare) tra i litiganti. Nel 43 a.C. fondò Lugdunum (Lione).

Fitto fu l’epistolario che ebbe con Cicerone tra il settembre del 44 e il luglio del 43: Planco gli inviò undici lettere ricevendone quattordici. In esse il grande oratore lo invitava a venire a Roma con le sue legioni per difendere la libertà repubblicana. Planco però agì con diplomazia: prese tempo e nello stesso tempo, per tenersi buono Cicerone e i repubblicani, inviò Furnio affinché consegnasse al Senato una sua lettera in cui consigliava di far pace con Marco Antonio. Poi fu costretto a cessare di essere diplomatico ed a intervenire in seguito alla richiesta, avanzata da Marco Antonio al Senato, di dargli la “sua” ricca Gallia Transalpina al posto della più povera Gallia Cisalpina. Decise quindi di occupare Vienna nel Narbonese e rifiutò di ricevere i legati inviati da Marco Antonio; si avvicinò allora a Lepido convincendolo a caldeggiare la causa senatoria; poi riprese a temporeggiare.

Con il II triumvirato, formato da Ottaviano, Lepido e Marco Antonio, Planco, per evitare la vendetta di quest’ultimo, gli si avvicinò divenendo un suo stretto collaboratore ma fu costretto a rinunciare all’amicizia di Cicerone. Gli furono tributati due trionfi. Sacrificò persino i beni e la vita di un suo fratello, che nelle proscrizioni di Antonio trovò la morte mentre fuggiva. Infine ottenne nel 42 a.C. con Lepido ciò che sempre aveva desiderato: il consolato. Dopo la guerra perugina, per paura della vendetta di Ottaviano, fuggì in Grecia e governò per Antonio nel 40 la Siria dove fu odiato per la sua avidità. Quando i bellicosi Parti la invasero, Planco si riparò da Marco Antonio presso Alessandria. Poi, in seguito alla vittoria di Ottaviano ad Azio su Marco Antonio e Cleopatra, segretamente fece pace con il nipote di Cesare a cui su sua proposta fu attribuito il titolo di Augusto. La Repubblica non esisteva più ed al suo posto nasceva l’Impero romano. Planco restò fedele all’imperatore per proprio calcolo; morì tenuto in poco conto, anzi deriso dai suoi contemporanei.
Fu sepolto a Gaeta nel mausoleo che lui stesso si era fatto costruire intorno al 20 a.C.

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