Antonio del Re

Tra i tanti personaggi illustri tiburtini non poteva non essere citato Antonio Del Re, scrittore, storico, notaio, avvocato, membro dell'Accademia degli Agevoli. Tivoli ha dedicato una strada per ricordare ed omaggiare questo suo famoso figlio di origine settentrionale (“di natione bergamascha”come afferma lo storico e biografo Giovanni Maria Zappi (Tivoli 1519- 2 settembre 1596) nella sua opera Annali del 1580. Antonio forse nacque intorno al 1550 e morì dopo il 1626 (mancano infatti riferimenti certi). Il suo progenitore “ms Gio. Pietro, homo veramente dabbene” -come afferma lo Zappi nella predetta citata opera- “gli successe venire a Tivoli giovane di sedici anni poverissimo, in tal modo che successe homo di valore et di mercanzie, in tal sorte che egli fece facoltà di 25 mila scuti di roba, homo da bene, veramente gratioso, tenuto in bon concetto da tutta la città di Tivoli per le sue bone parti”.


Copertina della ristampa

I Del Re si inserirono molto bene nella Tivoli rinascimentale e, lavorando sodo, divennero in breve tempo una delle famiglie più importanti della città. A lui subentrò il figlio Antonio “litteratissimo, veramente gentile” che “tien anchi mano alle facoltà di suo padre con suoi fratelli in le mercanzie et viveno honoratamente da gentilommini”. Il giovanissimo Antonio non solo si occupò degli affari familiari (commercio e mulino ad olio annesso all'abitazione), ma in contemporanea ricoprì anche la carica di notaio. Se ne conservano gli atti nell'Archivio Notarile di Tivoli. Essi riguardano l'arco di tempo che va dal 1576 al 1 maggio 1590. Consultandoli è stato possibile dedurre dove fossero l'abitazione ed il mulino dei Del Re: essa insieme ad altre ed al Campanile di San Valerio fu demolita per sistemare Piazza Rivarola, denominata un tempo Piazza San Valerio perchè vi sorgeva una chiesa omonima costruita nel 1138 e abbattuta nel 1777 per ampliare l'attuale Via San Valerio.essendo l'allora vescovo di Tivoli, G.Mattei Natali, favorevole al predetto ampliamento.

Antonio del Re vantava anche il titolo di utriusque iuris doctor (dottore sia in diritto canonico che in diritto civile). Per tale titolo fu procuratore dei poveri, sindaco, consigliere e difensore della Comunità in alcune cause civili. Abbastanza interessante risulta la lettura delle “Memorie dell’intrata della comunità” dell'anno 1575 e annate successive in cui sono registrate le spese sostenute nel 1598 dal “magnifico messer Antonio del Re per essere stato più volte a Roma per causa della lite tra la magnifica Comunità et messer Michele da Carppi” nonchè i rimborsi pagati dalla Comunità per i suoi spostamenti e per gli atti processuali.

Ma il ritratto a tutto tondo che stiamo facendo di questo nostro concittadino non può tralasciare di ricordare, come anticipato nell'incipit di questo articolo, che fu anche membro dell'Accademia degli Agevoli, fondata da Francesco Bandini Piccolomini. Quest'ultimo, nato a Siena nel 1505 da Sallustio Bandini e da Montanina Piccolomini Todeschini, sorella del cardinale Giovanni e nipote di Pio III, divenne arcivesco della città. Dopo la fine della repubblica di Siena il 25 aprile 1555, si disfece di ogni suo bene per trasferirsi a Tivoli. Qui divenne proprietario, ristrutturandolo, del Palazzo dal magnifico portale costituito da semicolonne doriche bugnate, opera dell'architetto Sebastiano Serlio (1475-1554) posto in via Domenico Giuliani (già via Maggiore) a pochi passi dalla cosidetta fontana di “Gemma” (un'ostetrica molto conosciuta dalle partorienti tiburtine). In questa nobile dimora (passata poi ai Castrucci e ai in seguito ai Benedetti) si riunivano gli intellettuali locali leggendo e commentando le opere letterarie aventi come tema le origini di Tivoli. Vi partecipava anche il nostro giovane del Re, già molto affascinato dalla storia e dall'archeologia tiburtina, passione attestata dalla sua opera Dell'Antichità Tiburtine, in dodici libri o capitoli.

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