"Artistes dessinant à Tivoli" di Hubert Robert

a cura di Roberto Borgia

Questa è la prima opera di Hubert Robert (Parigi, 1733-1808) che pubblichiamo nel Museo Virtuale, avendo però già ospitato diverse opere del coetaneo artista francese Jean-Honoré Fragonard (1732-1806); due artisti le cui opere spesso sono simili nella tecnica, nella sensibilità e soprattutto nei soggetti ritratti e non sempre facilmente attribuibili all'uno o all'altro. Due artisti che affascinati dalla bellezza di Roma e dei suoi dintorni (in particolare dalla nostra città di Tivoli) ne scoprirono ed effigiarono sulla tela le tantissime ricchezze: le sue rovine cariche di gloria, purtroppo passata, le splendide ville rinascimentali nel caso di Fragonard, il fascino del suo variopinto popolino che il loro pennello o i rapidi schizzi a matita ci fanno vedere in mezzo alle rovine di Roma imperiale, in perfetta armonia e senza timore del glorioso passato.
Nato nel centro pulsante della Francia, in quella Parigi "occhio ed ombelico del mondo, ritrovo dei begli spiriti e dei valorosi, Eldorado e Canaan degli Spagnoli francesi e degli Ebrei cristiani, terra benedetta, rischiarata dai raggi del sole della corte" (come ben dice il commediante Blazius per convincere il barone di Sigognac a lasciare l'avito castello ormai in rovina e tentare la sorte a Parigi nel romanzo "Il Capitan Fracassa"), Robert aveva un padre "borghese di Parigi", cameriere presso il marchese di Stainville.


Ingrandisce foto "Artistes dessinant à Tivoli"

Dal 1745 al 1751 lo ritroviamo come boursier al Collegio di Navarra, che, fondato dalla regina Giovanna I di Navarra nel lontano 1304, accoglieva studenti di teologia ed arti e probabilmente negli stessi anni svolge un apprendistato presso lo scultore parigino René-Michel Slodtz (1705-1758), chiamato dai fratelli Michel-Ange per la sua bravura, che dal 1728 al 1746 aveva dimorato nella città eterna studiando in particolare la scultura rinascimentale e barocca, ottenendo importanti commissioni.
Robert godeva della benevolenza del marchese di Stainville per il quale il padre, come già detto, un borghese di Parigi, lavorava. Robert probabilmente non era destinato a diventare pittore, visto che la sua formazione in Francia fu per lo più umanistica. Ma ciò non gli precluse la via per l’Italia al seguito del conte di Stainville, futuro duca di Choiseul, figlio del marchese, divenuto ambasciatore di Francia a Roma. Questo prezioso passaporto lo portò ad entrare nell’ambita Accademia di Francia, che a quell’epoca aveva sede a Palazzo Mancini, pur non avendo frequentato l’Accademia Reale di Pittura e Scultura di Parigi, che gli avrebbe permesso di partecipare al concorso per il Grand Prix de Rome, il cui conseguimento lo avrebbe ammesso come pensionnaire all’Accademia.

Ricordiamo quanto scrisse proprio riguardo l'ammissione l'allora direttore dell'Accademia, il pittore francese Charles-Joseph Natoire in una lettera indirizzata il 26 novembre 1754 ad Abel-François Poisson de Vandiéres, marchese di Menars e Marigny, direttore dei Bâtiments du Roi (Reali Fabbriche) e fratello della marchesa di Pompadour «Il Signor Ambasciatore di Francia protegge un giovane che è portato a dipingere l'architettura. Mi disse nei giorni scorsi che gliene aveva parlato poco tempo prima della sua partenza per Parigi prospettando la possibilità che egli diventi pensionnaire, ma lei, Signore, gli rispose che non avendo vinto premi ciò turberebbe l'ordine di questa istituzione. Adesso vorrebbe che questo giovane artista avesse il permesso di abitare nell'Accademia pagando la retta del vitto...».
Ed il 20 dicembre Marigny, con lettera a Natoire, accoglie la richiesta a favore di Robert «a questa condizione, che tale giovane venga ospitato all'Accademia e sia partecipe a raccogliere i frutti delle vostre lezioni e dei vostri studi».

Insomma valsero le raccomandazioni dell'Ambasciatore di Francia, ma Robert però, a differenza di molti, seppe ripagare la fiducia di chi lo volle nella più prestigiosa istituzione artistica dell’epoca. Ma abbandoniamo per un attimo la biografia di Robert e illustriamo questa spettacolare tela, che ci viene concessa da un collezionista privato di New York, Artistes dessinant à Tivoli, olio su tela, cm. 56 x 46,3. Dipinta nel 1794 mentre Robert era imprigionato nella prigione di Saint-Lazare a Parigi, (da dove sarà liberato il 3 agosto dello stesso anno, pochi giorni dopo la caduta di Robespierre), vedi la firma al centro in basso H. ROBERT / St-L., la tela vuole ricordare i giorni gioiosi ma fervidi di studio, passati insieme ai colleghi dell'Accademia di Francia a Roma. Una luce, quella della cascata di Tivoli con il tempio di Vesta o della Sibilla che domina dall'alto, che certamente doveva rischiarare le buie mura di una tetra prigione ed offrire speranza e non solo rimpianti al prigioniero negli anni del Terrore in Francia (ricordiamo che Robert era stato arrestato come sospetto il 29 ottobre 1793 ed incarcerato a Sainte-Pélagie, donde era passato al carcere riportato sopra).

(marzo 2018)

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