"Veduta di Tivoli" di Isaac de Moucheron (seconda parte)

a cura di Roberto Borgia

Isaac de Moucheron (1677-1744), artista olandese, è stato un architetto (e architetto del paesaggio), così come un pittore di successo e disegnatore. Viaggiò in Italia, in particolare a Roma (dove abitò) e Bologna, tra il 1694-1697; questa esperienza determinò la sua forma di pensiero visivo per il resto della sua carriera. Come altri artisti del nord, si innamorò dell'Italia: un luogo di grazia senza tempo, e di bellezza, con antiche rovine e palazzi rinascimentali immersi nella calda luce del sole italiano. De Moucheron rimase incantato dalla bellezza dei paesaggi di Villa d'Este, e da altri monumenti di Tivoli; fu così che nel 1739 eseguì una serie di tre acquerelli - più di quaranta anni dopo il suo ritorno ad Amsterdam - per ricreare i paesaggi attorno alla nostra città.
Nel 1713 l'artista si sposò con Anna van der Bucken. Intraprese rapidamente la carriera come pittore di larghe pennellate, riprendendo lo stile di Gaspar Doughet, che lo fece impiegare per la decorazione di abitazioni signorili; infatti ricordiamo quella eseguita ad Amsterdam verso il 1730 nella casa al n. 118 dello Heerengracht, in collaborazione con il pittore di figura Jacob de Wit, l’artista più alla moda e meglio pagato in quegli anni. Quest’ultimo e Moucheron furono i primi e i più ricercati dopo i pittori attivi nelle 'Netherlands' tra 1720 e 1740. La loro clientela fu rappresentata dalla ricca borghesia ad Amsterdam e altrove in Olanda.
Dipinse paesaggi su tavole di N. Verkolje e Jacob de Wit. Nel 1742 Isaac Mouncheron appare in un censimento fiscale del comune di Amsterdam tra gli artisti più ricchi della città, con il de Wit, Jan Huysum e Nicolas Verkolje. Mentre molti dipinti sono stati perduti, alcuni suoi disegni sono conservati nelle collezioni pubbliche e private. L’artista morì il 20 luglio 1744.


Ingrandisce foto Veduta di Tivoli

Chiamato talora il "Claude Lorrain del Nord", egli contribuì, insieme con i suoi contemporanei Jan Meyringh e Jan van Huysum, al rinnovamento del paesaggismo classicheggiante nel senso del rococò nordico. Suoi quadri sono esposti al Rijksmuseum di Amsterdam, al Fine Arts Museum di S. Francisco, al Metropolitan Museum di New York ed alla Galleria Nazionale d'Arte di Washington DC. Ma moltissimi musei hanno nelle loro collezioni acquerelli e disegni dell'artista, non esposti per la loro delicatezza alla luce solare.

Degna di nota l'affiliazione da parte di Isaac de Moucheron, durante il soggiorno romano, alla Schildersbent composta da artisti olandesi del XVIII e XVIII secolo che si chiamavano Bentvueghels e che si unirono a Roma per motivi sociali e culturali.
Questo gruppo prosperò per circa 100 anni, dal 1620 al 1720. I loro incontri erano intervallati da pasti, bevute e cerimonie di iniziazione: se uno del loro gruppo era bisognoso - finanziariamente o socialmente - i compagni fornivano un supporto. La cultura del gruppo era più evidente nei rituali che accompagnavano l'iniziazione di un nuovo membro - noto come "verde" o "novizio". L'associazione non fu istituzionalizzata, perciò non aveva una propria sede, un comitato o regole scritte. Gli incontri si tenevano di solito in una stanza di una locanda. Al momento dell'iniziazione c'era sempre una qualsiasi forma di gerarchia e questo, come i rituali stessi e i regolamenti, erano intesi come parodia. Per quanto riguarda i loro contatti con le autorità, c'erano spesso scontri, a volte tolleranza, ma mai riconoscimento. Lo "Schildersbent" (cricca dei pittori), come era noto anche il gruppo, non aveva uno stile artistico caratteristico proprio. Ogni stile attuale e soggetto nei dipinti era rappresentato nel lavoro degli artisti membri.

Altra caratteristica della Schildersbent, che richiamava scarso apprezzamento, erano i rituali e pratiche bacchici dei suoi associati. Anche se l'organizzazione non aveva uno statuto o un qualsivoglia regolamento, come detto, era comunque previsto un rituale di iniziazione a cui doveva sottoporsi ogni nuovo adepto e che ci è noto da varie testimonianze lasciate da Bentvueghels, come disegni, incisioni e racconti.
Si trattava di una parodia di antiche feste, in cui i vari membri, vestiti con toghe e con la corona d'alloro, onoravano Bacco. Il novizio aveva il privilegio di giocare il ruolo del dio. La cerimonia iniziava con uno pseudo-battesimo in chiave sempre di parodia, in cui il nuovo adepto veniva innaffiato di vino. Seguivano lauti banchetti e la visita alla tomba di Bacco, ovvero al Sarcofago di Costantina (figlia di Costantino I) in porfido rosso, recante scolpite scene di vendemmie con tralci di vite e putti. Questo sarcofago si trovava nella Chiesa di Santa Costanza, (ora nei Musei vaticani) che allora si credeva, erroneamente, essere stata costruita su un tempio dedicato a Bacco. Oltre all'iniziazione, era usanza che ogni membro avesse un soprannome: in una nicchia vicino al sarcofago, si trovano centinaia di nomi di Bentvueghels con i relativi soprannomi. Proprio perché i membri di questa associazione venivano spesso accusati di vita notturna dissoluta, perfino violenta e perché l'iniziazione era una parodia iconoclasta del battesimo, con decreto papale di Clemente XI del 1720 l'associazione fu sciolta.

Abbiamo voluto estrarre un particolare di questa "Veduta di Tivoli" (Gezicht op Tivoli, in lingua olandese), olio su tela, cm. 49,5x68, del 1725, esposto nel Rijksmuseum di Amsterdam, per far vedere la precisione quasi maniacale nel ritrarre i particolari: accostiamo quest'opera a quelle di Gaspar van Wittel, ma a differenza di quest'ultimo, il paesaggio rimane vagamente sognante e immerso in un'atmosfera idilliaca, con le volute di fumo che si alzano sullo sfondo. Sono naturalmente ben riconoscibili il tempio rotondo (con le sostruzioni ancora non chiuse, ma utilizzate ancora come cantine, o abitazioni, o ricovero bestiame) e rettangolare dell'acropoli (quest'ultimo ancora utilizzato come Chiesa), il campanile della Chiesa di S. Giorgio; più in basso, la chiesa di S. Maria del Ponte e l'ospedaletto e poi le case di Tivoli per arrivare fino a Porta S. Angelo, e sempre oltre e più in alto la Chiesa di S. Biagio, con sullo sfondo due torri della Rocca Pia, e sempre procedendo a sinistra il campanile della Chiesa di S. Andrea.

(febbraio 2020)

<< Indietro

Nei dintorni

Approfondimenti

    Le guide di Tibursuperbum

    Con il patrocinio del Comune di Tivoli, Assessorato al Turismo

    Patrocinio Comune di Tivoli

    Assessorato al Turismo