"Tivoli nella Camera degli sposi" di Andrea Mantegna (terza parte)

a cura di Roberto Borgia

Il particolare la «Camera degli sposi – L'incontro – » è un dipinto autografo del pittore Andrea Mantegna (1431-1506), realizzato con tecnica a fresco, misura 235 cm. ed è custodito nel Castello di San Giorgio a Mantova. Per quanto riguarda la tematica, gli studiosi – soprattutto quelli del Novecento – si orientano ad identificarci il ricevimento del cardinale Francesco Gonzaga, figlio secondogenito di Ludovico III di Gonzaga (meglio conosciuto come Ludovico II, o Ludovico il turco), durante uno dei suoi rientri a Mantova. Un probabile rientro, raffigurato ne «L’incontro», potrebbe essere quello subito dopo la concessione del galero (cappello prelatizio) del dicembre 1461. Questa decorazione pittorica della Camera degli Sposi, nel piano nobile del torrione nord est del castello di San Giorgio a Mantova, fu eseguita, con una certa discontinuità, per circa nove anni (1465-1474). È questa la celeberrima Camera Picta (cioè "camera dipinta", come era in origine nota).
Il nostro interesse è per la parete ovest, dove è raffigurato l'episodio dell'incontro e in questo particolare vediamo la ricostruzione ideale di Roma, accompagnata da riferimenti anche a Tivoli.


Ingrandisce foto Particolare dell'incontro

Mantegna non era stato all'epoca né a Roma, né tanto meno a Tivoli o nei paesi limitrofi che pure raffigura in un altro particolare di questa parete. Egli fu a Roma più tardi, per dipingere nel palazzetto di papa Innocenzo VIII (inglobato poi nel complesso del Belvedere in Vaticano) la cappella privata del papa, affreschi perduti in una ristrutturazione settecentesca. Mantegna nella sua descrizione si giovò allora certamente dei Mirabilia, descrizioni medievali dei monumenti pagani e cristiani di Roma (in questo caso Mirabilia urbis Romae), opera di grammatici ed eruditi che raccoglievano tradizioni e indicazioni spesso leggendarie, ma a volte esatte, e ancor oggi utilissime alla topografia romana.

Questo genere letterario, le cui origini non sono ancora accertate e che alcuni collegano al clima della renovatio Imperii dell’età di Ottone III, è già affermato nella Graphia aureae urbis Romae, seu Antiquitates urbis Romae (principio dell’XI sec.); con la stampa, i Mirabilia si moltiplicarono: la prima edizione è del 1475 circa, forse per il giubileo. Ed ecco allora che in questo particolare dell'affresco sono raffigurati alcuni monumenti di Roma: il Colosseo, la Piramide Cestia, Castel Sant'Angelo, l'Arco di Tito, le Mura Aureliane, il Teatro di Marcello, il Ponte Nomentano. La scelta della città eterna era simbolica: rimarcava il forte legame tra la dinastia dei Gonzaga e Roma, avvalorato dalla nomina cardinalizia di Francesco Gonzaga, effigiato proprio sotto questo particolare della città eterna e poteva anche essere una citazione beneaugurante per il cardinale quale possibile futuro papa.

Se Mantegna non poté trovare Tivoli nei Mirabilia urbis Romae, si giovò invece del passo del geografo greco Strabone (ante 60 a. Cr.-20 d. Cr.) che oltre a parlare del sito di Roma nella Geographia 5.3,2 e 7-8, accenna alla nostra città, nello stesso libro 5.3 paragrafo 11 con il Tempio d'Ercole, la cascata, la fertilità del suolo, le acque albule e il travertino portato a Roma con l'Aniene navigabile: «La via Valeria comincia da Tivoli e conduce fino al territorio dei Marsi, e in particolare a Corfinio, capitale dei Peligni. Le città latine che si trovano su questa via sono Varia, Carseoli ed Alba. Non lontano dalla stessa via è situata la città di Cuculo. Tivoli si scorge da Roma, come Preneste e Tuscolo: vi si trova, con un Heracleum (tempio d’Ercole), una bella cascata che l’Aniene, già navigabile in questa parte del suo corso, forma cadendo dall’alto di una montagna in una valle profonda e molto boscosa che è vicino alla città. Poi, sotto questo punto, l’Aniene attraversa una pianura procedendo lungo le cave da dove si estrae la pietra tiburtina e pietra di Gabi, detta quest’ultima anche pietra rossa; circostanza singolarmente favorevole allo sfruttamento di queste cave poiché il corso del fiume facilita il carico e il trasporto dei materiali con i quali si costruisce la gran parte delle opere d’arte di Roma. Nella medesima pianura, scorrono le Acque Albule, acque fredde, che fuoriescono da numerose sorgenti, e che, prese come bevanda, o utilizzate sotto forma di bagni, agiscono efficacemente in un gran numero di malattie».

Ecco allora la presenza di una ricostruzione ideale del tempio d'Ercole a Tivoli: per indicare il santuario tiburtino l'artista ne ha rappresentato la divinità dedicataria collocando in evidenza, a destra dell'edificio, il colosso di Ercole, con sulle spalle la pelle del leone nemeo, sopra un basamento cilindrico, inserendo nel timpano del tempio la figura dell'eroe seduto, quale si ritrova in un medaglione di Antonino Pio e in un clipeo di età adrianea dell'arco di Costantino. Anche le cave di travertino (nell'affresco vediamo sulla destra, al centro, i cavatori che lavorano la pietra) attirarono l'interesse del Mantegna, proprio perché nella corte dei Gonzaga il marmo era cosa rara e poco utilizzata e lo stesso artista dovette produrre delle grisaglie negli ultimi anni dalla sua carriera, per dare l'impressione con la sua pittura di bassorilievi marmorei.

(novembre 2018)

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