Gruppo di Europa con il toro (terza parte)

a cura di Roberto Borgia

Lo storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) considerò il gruppo scultoreo, conservato a Villa Albani dal 1765 e proveniente da Villa d’Este, già attribuito a Tetide o meglio ad Europa con il toro, come raffigurante Anfitrite nel suo testo “Monumenti antichi inediti spiegati ed illustrati da Giovanni Winckelmann prefetto delle antichità di Roma. Volume secondo, Roma, MDCCLXVII”, pag. 52: «l’istessa Deità [cioè Anfitrite], ma senza forbici in capo [cioè forbici di granseola], sembra figurata in una donna di grandezza quasi colossale, che s’appoggia sopra un toro, e sotto di essa veggonsi figurate come dell’onde di mare . Questa statua, che già era nella villa d’Este a Tivoli, si ritrova ora in quella dell’ Emo Alessandro Albani. ».
Ancora parla della statua, ma come figura muliebre di fiume, in “Storia delle arti del disegno presso gli antichi di Giovanni Winckelmann tradotta dal tedesco e in questa edizione corretta e aumentata dall’abate Carlo Fea giureconsulto. Tomo secondo, in Roma, dalla stamperia Pagliani, MDCCLXXXIII”, pag. 12: «§. 11. Soleano pur gli antichi lavorare le loro statue a un dipresso come i nostri scultori, cominciando a farne l’abbozzo. Abbiamo un argomento di ciò nella figura muliebre d’un Fiume poco men che colossale, che dianzi stava nel palazzo d’Este a Tivoli, ed ora è nella villa Albani. Le parti inferiori di quella statua sono grossolanamente abbozzate, onde nelle ossa principali, ricoperte dal panneggiamento, sono stati lasciati alcuni punti sollevati che serviano di norma, e si toglievan poi quando si finiva la statua. Lo stesso si pratica anche oggidì. ».


Ingrandisce foto Ricostruzione della Fontana

L’identificazione come Anfitrite non è per nulla pertinente, preferendo invece identificare il gruppo come “Europa col toro”, come già descrisse Antonio del Re nel 1611. Quello che ci porta a questa identificazione è l’assenza di riferimenti marini, a parte il fatto che è “prostrata sopra un Mare di marmo fatto ad onda” (Antonio del Re, 1611), ma questo si può spiegare con il fatto che Europa fu portata da Zeus, trasformatosi in toro, sulle onde del mare fino a Creta.
Forse il Winckelmann può essere stato tratto nella sua interpretazione di Anfitrite col fatto che nella pianta originaria della villa del Dupérac (1573) al lato est del vialone viene progettata la fontana di Tetide, e Teti o Tetide, Anfitrite e Nereide erano diversi appellativi locali della stessa triplice dea Luna nel suo aspetto di signora del mare.

Infatti Posidone, poiché gli occorreva una moglie che si trovasse a suo agio negli abissi marini, corteggiò dapprima Teti la Nereide; ma quando seppe che, secondo una profezia, il figlio nato da essa [cioè Achille] sarebbe stato più famoso di suo padre, rinunciò a sposarla e lasciò che si unisse ad un mortale chiamato Peleo [da cui il Pelide Achille]. Posò poi gli occhi su Anfitrite, un’altra Nereide, che sdegnò le sue proposte e si rifugiò sul monte Atlante; ma Posidone le inviò messaggeri, e tra questi un certo Delfino, che perorò la causa di Posidone con tanta efficacia da indurre Anfitride al consenso. Subito si fecero i preparativi per le nozze e Posidone, grato a Delfino, ne immortalò l’immagine tra le stelle del firmamento. Nereide significa “l’umida”, e il nome di Anfitrite si riferisce al terzo elemento, il mare, che avvolge il primo elemento, la terra, e sopra il quale sta il secondo elemento, l’aria. Nei poemi omerici Anfitrite significa semplicemente “il mare” e non s’identifica con la moglie di Posidone.

Anfitrite di solito viene raffigurata sui vasi greci come giovane donna, che spesso alza la mano nel gesto di pizzicare. A volte viene mostrata mentre tiene un pesce. Nei mosaici pervenuti la dea solitamente si sposta accanto a suo marito Posidone in un carro trainato da cavalli o ippocampi e a volte i suoi capelli sono racchiusi da una rete e la sua fronte è adornata da un paio di "forbici" di granchio. Nulla perciò ci fa propendere per l’identificazione della statua che si trova ora a Villa Albani come Anfitrite.

Da notare che nel 2008 si prevedeva di ricollocare la copia di questo gruppo scultoreo, ora a villa Albani, e così infatti scrivevo nella nota 100 a a pag. 70 dell’Inventario dei beni del cardinale Ippolito II d’Este trovati nel palazzo e giardino di Tivoli (3-4 dicembre 1572) negli “Annali del Liceo Classico Amedeo di Savoia di Tivoli”, vol. XXI (2008) a proposito della statua di Europa: «Nella fontana a levante del vialone, recentemente restaurata e nella quale “è stata inoltre ricostituita la scogliera rimossa nel corso del precedente intervento, con l’idea di ricollocarvi in futuro una copia del gruppo scultoreo oggi conservato in Villa Albani a Roma.” da “Villa d’Este. Introduzione ai recenti restauri”, s.d., edizione sul web.».
Non se n’è fatto poi più nulla, ma l’auspicio che venga valorizzato quel lato del vialone non può che essere sottoscritto e per questo rivolgiamo un caldo appello al nuovo direttore del monumento tiburtino dott. Andrea Bruciati. Vedremo di nuovo Europa col toro nella sua antica collocazione?

(aprile 2018)

Nei dintorni

Approfondimenti

    Le guide di Tibursuperbum

    Con il patrocinio del Comune di Tivoli, Assessorato al Turismo

    Patrocinio Comune di Tivoli

    Assessorato al Turismo