Gruppo di Europa con il toro (prima parte)

a cura di Roberto Borgia

«Quindi per l’istesso Viale si perviene all’altro capo di esso di verso Levante, & à prospettiva del mezzo del Viale. si scorge una Fontana, che prende l’acqua dalla istessa Rivellese. La nicchia di essa Fontana è alta palmi sessanta, larga senza gli ornamenti vent’uno, arcuata nella sommità, con due nicchie, una per lato alte palmi undeci, & con dette nicchie, & ornamenti larga palmi cinquanta otto. Ha nel suo fondo, sopra pilastri, alta da terra una conca quadrangolare, larga palmi undeci e un terzo, longa palmi cinque, e quattro quinti, di marmo bianco, liscia, & solamente incorniciata di fuori sotto all’orlo. Et più in dentro nella Nicchia della Fontana, sopra l’orlo di essa conca giace di simil marmo la statua d’EVROPA, longa palmi quindeci, con mezzo il petto, & il resto della vita da basso coperta, & con l’altro mezzo di sopra. & ambi i bracci ignuda, & prostrata sopra un Mare di marmo fatto ad onda. Et posa co’l braccio sinistro piegato sopra le spalle d’un Toro, da cui si favoleggia rapita, & portata su’l dorso per Mare. L’historia favolosa di lei dicono essere; che fù figliuola d’Agenore, bella d’aspetto, la quale mentre andava con altre Donzelle giocando alla riva del Mar di Fenicia, fù ordinato da Giove à Mercurio, che adducesse in quei lidi gli armenti, ch’egli custodiva ne’ monti di Fenicia. Mercurio obedì à quanto li fu commandato, & Giove trasformato in bianco Toro, mansueto se ne andava fra gli armenti, & si lasciava toccare, & accarezzar dalla detta Donzella Europa, di modo, ch’ella ardì montarle su’l dorso. Il fraudolento Giove, che coperto di pelle di Toro altro non attendeva, s’accostò pian piano al lito del Mare, & poi cominciò ad entrare alquanto più in dentro. Europa si spaventò, & si accomodò sul dorso del toro e gli strinse con le mani i corni, e fu addotta all’isola di Candia da me posta di sopra, dove Giove ottenne ogni suo lascivo desio e dai suoi abbracciamenti ebbe tre figlioli, cioè Minos, Radamante e Sarpedone, e in onore di lei dal suo nome denominò la terza parte del mondo Europa, regina di tutte le altre parti. Di lei parla Giovan Boccaccio. E questa è una delle prodezze della lascivia di Giove.


Ingrandisce foto Gruppo di Europa con il toro
a Villa Albani

Nel disegno di questo giardino, dato in luce in intaglio di rame l’anno mille cinquecento settantacinque, questa statua è descritta per TETIDE, ma io non ci trovo contrassegno di questa Dea. Così l’avvocato e storico tiburtino Antonio del Re, descriveva nel suo testo “Dell’antichita tibvrtine capitolo V. Diuiso in dve parti dal dottore Antonio del Re tiburtino. Nel quale si descriuono le merauiglie del palazzo, & giardino della serenissima fameglia d’Este, … Nella seconda, si pone vn ristretto de gli edifitij della superba villa d’Adriano imperatore, … Si aggionge nel fine vna difesa dell’acque del fiume Aniene, detto Teuerone. Con tre indici …”, in Roma, apresso Giacomo Mascardi, 1611, pag. 34 e seguente, la fontana d’Europa, nel lato est del cosiddetto vialone di Villa d’Este, prima della scalinata che porta alla fontana di Pegaso.

L’intaglio in rame, cui si riferisce lo storico nelle ultime righe della descrizione è “IL RITRATTO NEL QUALE SI RAPPRESENTA IL VERO SITO DELL’HORTI ET FONTANE CHE CON INGEGNOSISSIMI ADORNAMENTI ET MARAVIGLIE SI VEDONO NELLA VILLA D’ESTE IN TIVOLI FATTA DALLA FE. ME: D’HIPPOLITO DA ESTE CARD. DI FERRARA … in Roma per Mario Kartaro l’Anno Jubileo. 1575”. Infatti a n. 7 di questa raffinata elaborazione si legge “Fontana di tethide”. La didascalia e l’intitolazione derivano naturalmente dalla prima pianta conosciuta della villa, quella dell’architetto, disegnatore, pittore ed incisore francese Étienne Dupérac (circa 1535-1604).

La fama della villa, a parte la pubblicità fatta dagli ospiti del cardinale, inizia infatti proprio con il prototipo delle vedute dovuto al Dupérac, che fu ospite a Tivoli dei cardinali Ippolito e Luigi d’Este. Infatti da un libro spese di quest'ultimo, il 3 luglio 1571, risulta che l’architetto ritrasse in tela la prospettiva della villa: “scudi 23 a M. Stefano Duperac pittore francese per fattura d’una prospettiva del giardino di Tivoli fatta in pittura sopra un quadro sopra la tela”. Inciso in rame il disegno fu dedicato nel 1573 dal Dupérac a Caterina de’ Medici, madre di Carlo IX, re di Francia. L’autore dichiarò in maniera leggendaria che l’incisione era una riduzione del più grande disegno da lui eseguito per ordine del cardinale d’Este, al quale lo aveva richiesto l’imperatore Massimiliano II d’Austria.

Il gruppo di Europa con il toro di marmo lunense, di cui presentiamo una foto da me scattata recentemente, ora è conservato a Villa Albani a Roma. Non sappiamo la provenienza del gruppo, che poi fu acquistato dal cardinale Alessandro Albani nel 1765. A fine ottocento il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst fece inserire nella Fontana il gruppo in gesso di Cristoforo Colombo e l’America, nemmeno questo più in situ.

(novembre 2017)

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