La fontana di Cristoforo Colombo a Villa d'Este (1° parte)

a cura di Roberto Borgia

Il duca di Modena Ercole III d'Este (1727-1803), la cui famiglia era proprietaria della villa tiburtina, governò il ducato di Modena e Reggio dal 1780 fino al 1796, quando l'invasione delle truppe napoleoniche lo privò dei suoi possedimenti e lo costrinse a riparare prima a Venezia e poi a Treviso, dove morì nel 1803. La Villa d'Este, in mancanza di una discendenza maschile, passò alla figlia Maria Beatrice Ricciarda d'Este (Modena, 1750- Vienna, 1829), che, avendo sposato nel 1771 Ferdinando Carlo Antonio Giuseppe Giovanni Stanislao d'Asburgo (1754-1806), trasferì automaticamente la proprietà alla Casa d'Austria. Ferdinando e Maria Beatrice con il loro matrimonio diedero vita alla linea degli Asburgo-Lorena-Este (detta anche d'Asburgo-Este o d'Austria-Este) che continuerà per diverse generazioni, comprendendo personaggi di rilievo come i futuri duchi di Modena e Reggio e l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, erede al trono di Francesco Giuseppe d'Austria il cui assassinio a Sarajevo, il 28 giugno 1914, sarà la causa dello scoppio della prima guerra mondiale.
Già precedentemente c'erano stati diversi tentativi per vendere la villa d'Este, la cui manutenzione rimaneva estremamente onerosa per i duchi di Modena e Reggio, ed ad accrescere le misere condizioni della villa, ormai in abbandono, contribuì il passaggio delle truppe francesi che occuparono diversi ambienti del palazzo, provocando ingenti danni alle decorazioni pittoriche ivi contenute.


Ingrandisce foto Fontana di Cristoforo Colombo - oggi

Nonostante l'arciduchessa facesse intraprendere alcuni lavori di manutenzione ordinaria per rimediare i guasti delle truppe napoleoniche e chiedesse preventivi per ulteriori riparazioni nella villa, la trascuratezza e l'abbandono della villa stessa trapelano chiaramente dalle memorie di viaggio dell'abate Angelo Uggeri, Tournée pittoresque de Tivoli, Roma presso Antonio Fulgoni, 1806, che, incantato e colpito, ad un primo colpo occhio, dalla grandezza dell'edificio, dalle molteplici scale, logge, fontane, ed anche dall'imponente e rigogliosa vegetazione degli allori, dei grandi platani, pini e dagli alti cipressi, si accorge ben presto della triste realtà descrivendo l'immensa villa come disabitata, spogliata e negletta, tale da fare pietà, evidenziando che ormai solo le nottole, i ragni e qualche uccello notturno siano gli abitatori del palazzo.
Così anche le fontane risultano ostruite più dall'incuria che dal tartaro provocato dalle acque del fiume Aniene e gli ornamenti che abbellivano la villa sono periti, guasti e corrosi dall'umidità e dal tempo.

Ma se pure l'arciduchessa Maria Beatrice d'Austria si era interessata della villa, accadde che, dopo la sua morte, avvenuta nel 1829, la villa d'Este precipitò, per i seguenti quarant'anni circa, in una condizione di completo e totale abbandono. Infatti il figlio Francesco IV d'Austria d'Este, rientrato a Modena il 15 luglio 1814 e ripreso il titolo di duca di Modena e Reggio, e al quale la proprietà era passata in successione, non dimostrerà concrete intenzioni per la manutenzione della villa, recandosi a Tivoli solo sporadicamente.
Una svolta nelle sfortunate vicende della villa si ebbe a partire dal 1850 quando il giovane prelato Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst, (Rothenburg ob der Tauber, in Baviera, 26 febbraio 1823 - Roma, 30 ottobre 1896) propose al duca Francesco V di stipulare un contratto di enfiteusi per l'usufrutto a vita del palazzo e del giardino con l'accordo di farsi carico delle spese di manutenzione.


Ingrandisce foto Fontana di Cristoforo Colombo - 1909

Ci interessano qui gli interventi di "cristianizzazione" fatti intraprendere dal cardinale (creato tale nel 1866) sulle fontane e sugli altri apparati decorativi della villa; in particolare presentiamo questa rarissima foto, di soli cm. 5,5 x cm. 8,00, collezione privata, anno circa 1909, che ritrae la scultura in gesso raffigurante Cristoforo Colombo che consegna la croce del Cristianesimo all'America con un sottostante bassorilievo, e il nome di Fontana o meglio Fontanone di Cristoforo Colombo rimase fino agli anni '60 dell'altro secolo, nonostante il gruppo poi fosse stato già eliminato durante gli interventi di restauro eseguiti tra il 1930 e il 1935 dal direttore della villa Attilio Rossi (la villa era passata allo Stato Italiano dopo la prima guerra mondiale), con il trattato di S. Germain del 10 settembre 1919, entrato in vigore il 16 luglio 1920).
Il gruppo era inserito nella Fontana nel lato est del vialone, quello opposto al belvedere su Roma, già sede della fontana intitolata alla figura mitologica di Europa, mentre nel progetto iniziale del giardino doveva essere dedicata a Tetide.

Il bassorilievo era la copia di quello che si trova nel lato sinistro del Monumento a Cristoforo Colombo a Piazza Acquaverde a Genova, la cui prima pietra fu posta nel 1846 e che, avendo avuto vita travagliata per il compimento, fu inaugurato solo nel 1862.
Il bassorilievo, che appunto sarà fatto riprodurre in gesso dal cardinale d'Hohenlohe, è opera dello scultore Salvatore Revelli (1816-1859) e rappresenta "Cristoforo Colombo che, in catene, sale sulla nave che deve ricondurlo in Europa". Anche la statua con Cristoforo Colombo che consegna la croce all'America prostrata ai suoi piedi è opera dello stesso scultore e l'originale si trova addirittura a Lima, capitale del Perù. Una scultura "paseandera", perché spostata più volte dalla sua originaria collocazione e che ora ha la collocazione definitiva nell'Avenida 9 de Diciembre o Paseo Colón, all'angolo dell'avenida Wilson. Da notare che l'indiana accovacciata ai piedi di Colombo, che abbandona la freccia ai suoi piedi per prendere la croce, ha il seno nudo nell'originale dello scultore Revelli. Non è così nella copia che fece eseguire il cardinale Hohenlohe, laddove si viene chiaramente l'intervento censorio con una tunica a coprire il seno stesso.

(luglio 2017)

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