
Inglobati nel Parco di Villa Gregoriana sono i resti della villa romana costruita nel II sec. d. C. dal genitore di Vopisco (Console romano) menzionata anche dal poeta romano Stazio che ricorda come l'edificio fosse dotato di acqua potabile. Nella villa romana infatti, nel corso delle esplorazioni, è stato rintracciato un acquedotto così come è documentata la presenza di una piscina utilizzata per l'allevamento ittico.
La scelta del luogo ove edificarla fu influenzata dal fatto che qui si estendeva il bosco sacro di Tiburno, qui c'era la grotta della Sibilla, qui si ergevano i templi magnifici ed imponenti dell'Acropoli.
Tanto spaziosa da estendersi dall'attuale ingresso di Villa Gregoriana all'ex albergo Sirene, era infatti attraversata da un acquedotto, portato alla luce durante lo scavo dei cunicoli, che correva a monte e a ridosso della villa, dividendola in più parti.
Attualmente della dimora rimangono solo 13 ambienti un po' in discesa, aperti e finalizzati ad essere delle sostruzioni su cui poggiavano le varie parti edili della villa sovrastante. L'idea dell'architetto era che, guardandoli, dessero l'impressione di trovarsi davanti a delle grotte naturali.