
Essa, o almeno ciò che ne rimane, è rintracciabile sul lato sinistro percorrendo Via dell’Acquaregna lasciandosi alle spalle il complesso ospedaliero. La chiesetta cinquecentesca non era molto grande infatti al suo interno era situato un unico altare; la copertura era a tetto spiovente sormontato da un piccolo campanile a vela. Sorgeva fuori città e ciò faceva sì che i locali la frequentassero soprattutto durante l’estate in quanto la vicinanza del fiume Aniene, che scorreva poco sotto il livello stradale, e la vegetazione spontanea garantivano una certa frescura. Il nome della chiesa mutò varie volte nel corso dei secoli; un tempo era detta S.Maria della Quaregna, poi “della Madonna della febbre” in quanto la Vergine aveva fatto molte grazie ai malati affetti da vari morbi e specialmente dalla febbre. Annesse alla chiesetta erano alcune stanze occupate dal personale ecclesiastico; in passato fu restaurata a spese del capitano Epifanio Trusiani, che lasciò disposizioni di essere tumulato qui.
Oggi di essa resta ben poco: appena tre pareti neppure integre racchiuse da una cancellata al posto del quarto lato. Non esistono più la copertura a tetto né il campanile a vela sostituito da una piccola campana ancorata ad una struttura di ferro sulla sommità di una sconnessa parete.
La devozione degli abitanti del quartiere ancora è presente: vasi ornamentali abbelliscono lo spazio interno delimitato dalla cancellata mentre alcuni gradini conducono ad un altarino provvisorio su cui troneggia la copia dell’affresco della Madonna con Gesù Bambino (l’originale è nella chiesa del Gesù situata sempre nello stesso quartiere, percorrendo Via delle Ginestre che si apre sulla destra di Via Empolitana provenendo da Largo S.Giovanni).
L’opera è stata realizzata da Elverio Veroli, artista della nostra città.
Sempre sulla predetta cancellata è situata una lapide in cui si ricorda che i pochi resti ancora visibili sono stati restaurati agli inizi degli anni Novanta grazie alla disponibilità degli abitanti della zona e di una ditta locale e che la campana, qui presente, fu raccolta dopo la distruzione da un concittadino che la consegnò all’allora rettore della chiesa di S.Pietro alla Carità, don Angelo Candidi