Il Trittico del SS. Salvatore

L'opera d'arte più preziosa in assoluto tra quelle custodite nelle chiese tiburtine è senza dubbio il SS.Salvatore, un tesoro inestimabile per gli studiosi dell'arte ma incredibilmente prezioso per i tiburtini che da sempre sono devoti a questa sacra immagine. Oggetto di grande venerazione fin dai tempi di Onorio III (1216-27) e di Federico II il Trittico tiburtino è stato sempre motivo di orgoglio per la città che lo ha sempre custodito gelosamente nella Cattedrale; intorno a Lui la città si stringe devotamente in occasione dell'Inchinata che si ripete annualmente la sera del 14 e la mattina del 15 Agosto. Il Trittico è esposto nella seconda cappella a sinistra del Duomo.


Ingrandisce foto Dipinto dell'Acheropita

Realizzazione del dipinto dell'Acheropita

In realtà la venerazione per il Salvatore e la consuetudine di portarlo in processione non nacque a Tivoli ma a Roma dove è custodito un sacro ritratto di Cristo dipinto, si dice, all'inizio da S.Luca e portato a termine dagli angeli. L'opera romana sarebbe quindi frutto di interventi divini, non umani e per questo viene definita "Acheropita" o "Achiropita" (dal greco antico "ἀ- (alfa)" privativo, "χείρ (chèir)" (mano) e "ποιείν (poièin)" (creare), significa appunto "non creata dalla mano" dell'uomo).

Quest'immagine, custodita a S.Giovanni in Laterano nel Sancta Sanctorum (vocabolo che in origine indicava la parte più interna del tempio di Gerusalemme, accessibile soltanto al sacerdote, e poi per estensione tabernacolo dove si conserva sull'altare il SS.Sacramento) presso la Scala Santa, secondo gli studiosi può essere datata al V o VI secolo. Ad essa i romani sconvolti dai pericoli bellici e dalle varie calamità si rivolgevano e così fecero anche quando avvenne la discesa dei Longobardi che invasero l'Italia strappandola in parte ai bizantini.


Ingrandisce foto Trittico del SS.Salvatore

In quest'occasione il Papa Stefano II decise di far sfilare per le vie romane una processione con l'Acheropita affinché il Cristo sventasse il pericolo longobardo. Successivamente con il passare del tempo si acquisì l'abitudine di fare uscire annualmente l'Acheropita la sera del 14 Agosto, di portarlo in corteo per tutta la notte attraverso le vie della città affinché con la sua presenza proteggesse la popolazione tutta , ed infine di farlo incontrare la mattina del 15 con l'icona della Madonna custodita nella Chiesa di S.Maria Maggiore.

In occasione dell'Assunzione (lett. elevazione di Maria Vergine in cielo) le due sacre immagini si incontravano e si inchinavano in segno di rispetto: Cristo si incontrava con la madre morente. Il Transitus Virginis (latino: il trapasso della Vergine) racconta che la Madonna si addormentò ed il Figlio apparve sulle nubi, seguito da angeli, entrò nella stanza dove Ella era, La baciò e prese la Sua anima affidandola tra le braccia di Michele ed ordinando a Pietro di deporre in luogo sicuro il Suo corpo ma, essendo il corteo funebre disturbato dai Giudei, dopo tre giorni Cristo tornò e lo trasportò in cielo dove si ricongiunse con lo spirito della Vergine.

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