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Tomba della Vestale Cossinia

La Tomba della Vestale Cossinia, scoperta nel 1929 lungo la sponda destra dell'Aniene, è quel che resta, insieme al vicino Ponte dei Sepolcri, di una zona dove era situato un imponente sepolcreto romano usato fino ad epoca tarda, dotato, per la sua estensione, di almeno tre accessi. Il monumento, attribuito al II-III sec. d.C, è soggetto ad interrarsi per le continue frane della scarpata sovrastante ed è stato decorosamente sistemato nel 1967, a cura dell'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo, che ha realizzato, nell'area circostante, un giardino ed una comoda scalinata che da viale Mazzini (vicino la stazione ferroviaria) conduce al sito. Il sepolcro è composto da due basamenti: uno di cinque gradini, su cui poggia il cippo funerario, e l'altro di tre gradini sotto il quale era sistemato lo scheletro della Vestale (di esso non si ha più notizia) con a fianco una bambola in avorio (che le fu in vita particolarmente cara, ricordo della sua infanzia e simbolo della sua verginità) ed un cofanetto di ambra.


Ingrandisce foto Tomba della Vestale Cossinia

La bambola ha al collo una collana d'oro a maglie grandi, ai polsi dei braccialetti tortili ed alle caviglie dei semplici fili d'oro. I suoi capelli sono acconciati secondo la moda dettata da Giulia Domna durante i primi anni del suo impero (193-211 d. C.). Il cippo marmoreo funerario reca ai lati i consueti simboli della consacrazione.

Sul lato anteriore, entro un'elegante corona di quercia con nastro, è la scritta dedicatoria: V V COSSINIAE L F che tradotta suona così "Alla Vergine Vestale Cossinia figlia di Lucio". Più in basso: "Lucio Cossinio Eletto", cioè il nome del congiunto che le dedicò il monumento. Sul lato posteriore l'iscrizione metrica: "Qui giace e riposa la Vergine, per mano del popolo trasportata, poiché per sessantasei anni fu fedele al culto di Vesta. Luogo concesso per decreto del Senato".


Ingrandisce foto Bambola in avorio

La Vestale Cossinia, di nobile famiglia tiburtina, fu destinata, ancora fanciulla fra i sei e i dieci anni, al sacerdozio di Vesta presso il tempio di questa divinità a Tivoli. Allo scadere del trentennio di servizio non tornò, com'era suo diritto, alla casa paterna, ma restò volontariamente a curare la conservazione del fuoco sacro, divenendo d'esempio alle novizie con l'esercizio delle più alte virtù.

E allorché, come dicono i versi, dopo 66 anni di incorrotto servizio nel culto di Vesta morì pressoché 75enne, tutto il popolo tiburtino accompagnò le spoglie mortali al sepolcro, assegnato con decreto del Senato, per renderle l'estremo tributo di stima e di affetto. Fu un atto di devozione della popolazione locale nei confronti di una donna estremamente longeva che tenne fede ai suoi doveri di sacerdotessa. In effetti era prescritto che le Vestali onorassero la verginità; in caso contrario erano punite con la condanna ad essere murate vive.

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