L'interno dell'abbazia

Varcando la soglia il visitatore può leggere incisa sul pavimento un’ iscrizione in latino che per ragioni di spazio non riportiamo.
Nell’interno, l’edificio, a pianta basilicale, è diviso in tre navate asimmetriche da due file di quattro colonne; ogni fila è racchiusa tra due pilastri terminali. Su di esse scaricano gli archi a tutto sesto. Sia le colonne che i capitelli sono di riutilizzo (i secondi databili al III sec. d.C. e di provenienza asiatica).
Le tre navate terminano ciascuna con un’abside semicircolare; da notare i residui di affreschi in parte coevi, in altre in stile gotico-internazionale e alcuni reperti dell’arredo sacro primitivo.
Un archivolto (elemento decorativo architettonico costituito da una fascia lavorata che si svolge sulla fronte di un arco) divide il coro dal resto della chiesa.

Interno dell'abbazia di San Giovanni in Argentella
Ingrandisce foto Interno dell'abbazia

Nella navata di destra sono visibili due riquadri, delimitati da un colore rosso-marrone che racchiudono degli affreschi, databili intorno al XIV sec. ed opera probabilmente di un pittore locale, incaricato dai monaci benedettini e molto aperto ai dettami della scuola senese (il Sacro Speco sublacense venne affrescato in quel secolo proprio da maestri senesi).

I Cosmati, famosi marmorari romani, sono invece gli artefici dell’iconostasi (nelle chiese bizantine è il tramezzo divisorio, in genere ornato con mosaici, tra il celebrante ed i fedeli). La navata laterale destra è conclusa dalla Cappella consacrata alla Vergine; a chiusura di essa è posta la Pergola in stile romanico, che appare costituita da due lastre di forma quadrata in marmo. Tali lastre sono ornate con decorazioni cosmatesche in marmo bianco e verde ed in porfido; poggiano sul pavimento e sorreggono rispettivamente una colonnina su cui scarica un architrave.

Interno dell'abbazia di San Giovanni in Argentella
Ingrandisce foto Interno dell'abbazia

Ogni colonnina è sormontata da un capitello a foglie d’acanto dentellate ed helices. Una rosetta è collocata al centro dell’abaco; bello l’architrave che reca due splendide fila di foglie d’acanto e perle. L’iscrizione dedicatoria alla Vergine è posta al di sopra di esso. La Pergola é opera del marmorario Centurius e fu finanziata dal clerico Gerardo per espiare i propri peccati e quelli dei genitori; è datata 1170.

Anche nel caso delle due lastre basali della Pergola è possibile cogliere uno stretto legame con alcuni reperti cosmateschi dell’imperiale Abbazia di Farfa. La Pergola attualmente ospita il Cristo Pantocreatore e La Vergine col Bambino (due icone moderne).
Lungo la navata sinistra nella quarta campata è situata una tribuna raggiungibile tramite una scala.
Dei tanti affreschi che un tempo ornavano le sue pareti (XIV sec.) molti sono purtroppo spariti, tuttavia da ammirare è il bel mosaico policromo del XII sec., delle colonne ioniche probabilmente sottratte a qualche villa romana dei dintorni (caratteristica tipica medievale di spogliare dimore antiche per riutilizzarne gli arredi marmorei più rappresentativi). Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, vi è il bel ciborio che sovrasta l’altare maggiore.

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