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“La ripresa”

Si cercava di tornare alla normalità, dopo gli anni disastrosi di una guerra sbagliata e inutile, e dannosa e luttuosa, come tutte le guerre; dura, e ancora di più per il nostro piccolo paese, che fu uno dei più colpiti dai bombarda-menti; si cercava disperatamente di tor-nare a vivere, cercando e raccogliendo qua e là masserizie disperse sotto le ma-cerie, o portate via dalle case per paura delle bombe, magari nei ricoveri, luoghi deputati al riparo e al sicuro dalle bom-be; gli attacchi a sorpresa sopra le città e i paesi erano sempre più frequenti e ogni volta più distruttivi.


Tivoli bombardata - Foto di A.Placidi

E i grandi s’interrogavano sul futuro immediato, su come, e a volte sul dove ricominciare.
Trovare o ritrovare il lavoro, per gli uomini, magari con moglie e figli a carico; o pensare alla scuola per i ra-gazzi, con libri e quaderni e borsa di scuola da comprare (e ci volevano i soldi, che non c’erano, e se non si lavorava non ci sarebbero stati neppure appresso). Poi le case da sistemare o da risistemare, in attesa di tempi migliori.

Si andava avanti così, tra speranze e ricordi, tra serate tristi e risvegli non meno preoccupanti.

Ho deboli, nella mente di oggi, i ricordi così lontani; ma nel tempo, i ricordi si fecero ricordi anche ascoltando i racconti dei genitori…

Papà trovò lavoro, dunque; prima, mi sembra, ma non ne sono tanto sicuro, alla pirelli, poi sicuramente gghio’ all’accoria, a tivoli, giù al lago.

Lo ricordo bene: all’ora di pranzo, uscivo da casa e dal pratosangiovanni, a piedi, in calzoncini corti e canot-tiera, arrivavo da lui, che mi aspettava e mi faceva mangiare nella sua gavetta militare, che portava sempre appresso per il pranzo, che veniva servito là; e debbo dire che certe pasta e ceci, rigatoni al sugo, o fagioli in umido, magari co ‘mpezzitt’ ‘e cutichella, buoni come laggiù (magari perché la fame ce li faceva immaginare tali) non ne mangiai nem-meno a casa…





Marcello de Santis

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