"Gruppo di cipressi e statua di Diana di Efeso nella Villa d'Este" di Hubert Robert

a cura di Roberto Borgia

Questa sanguigna di Hubert Robert (1733-1808), "Gruppo di cipressi e statua di Diana di Efeso nella Villa d'Este", datata in basso a sinistra 1762, 44,8 x 33,5 cm., si trova (non esposta per la sua delicatezza) nel Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo. Viene intitolata erroneamente nel museo come "Landscape with a Statue of Isis" (Paesaggio con una statua di Iside), come se i curatori del museo stesso non fossero mai stati a Villa d'Este e non avessero mai paragonato questa sanguigna a quella intitolata "Il tempio della Sibilla a Tivoli", dello stesso autore, assai vicina sul piano stilistico e databile perciò allo stesso anno.


Ingrandisce foto "Gruppo di cipressi e statua di Diana
di Efeso nella Villa d'Este"

Non solo nel titolo di questa sanguigna peccano i curatori del museo: altre opere su tela di Hubert Robert, nelle quali sono presenti il tempio rotondo dell'acropoli, la cascata, il ponte su di essa etc. vengono semplicemente liquidate con la parola "Landscape"!
La sanguigna offre un insolito e curioso accostamento di un imponente gruppo di cipressi e di una statua di Diana (Artemide per i Greci) di Efeso, ieratica e isolata.

Collocata da Robert fuori del contesto architettonico nel quale realmente già si trovava alla sua epoca, questa scultura, eseguita dal fiammingo Gillis van den Vliete (italianizzato in Egidio della Riviera o Giglio della Vellita, circa 1535-1602) a partire da un antico modello della collezione Farnese, proveniente da Villa Adriana, ora nel Museo Archeologico di Napoli, all'origine era nella nicchia centrale della fontana del Diluvio e della Madre Natura, o delle Meraviglie, poi ribattezzata dell'Organo Idraulico (inserito nel 1571); la statua fu spostata nel 1611 per seguire i dettami della Controriforma, in quanto richiamava troppo il paganesimo (di come poteva essere l'aspetto di questa fontana si può vedere nell'affresco nella sala della Fontanina, o del Concilio degli Dei, negli appartamenti da basso, sulla sinistra, prima di entrare nella prima stanza tiburtina); ora essa adorna ora la Fontana della Madre Natura, o Fontana dell'Abbondanza, in posizione defilata in un punto periferico della villa, vicino al vecchio ingresso su via del Colle (che in origine era quello principale), sul muro di cinta che unisce detto ingresso con il versante meridionale della residenza.


Ingrandisce foto "Statua di Artemide Efesina"
nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli

La statua di Artemide di Efeso ora nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, cui s'ispirò lo scultore fiammingo risale al II secolo dopo Cristo. La statua rappresenta l'immagine di culto presente nel tempio di Artemide a Efeso (una delle sette meraviglie del mondo). Originariamente l'immagine cultuale era in ebano, ricoperta di vesti preziose e gioielli periodicamente rinnovati per mezzo di elaborate cerimonie.

L'immagine veste un chitone stretto sotto un grembiule legato da una cintura. Sul busto propendono un insieme di "mammelle", che in realtà intendono rappresentare gli scroti di toro offerti alla dea: la castrazione di questi animali a lei sacrificati indica il potere che la dea ha sugli uomini e la garanzia che essa offre sulla loro fertilità. La corona cilindrica e l'aureola sono in alabastro, frutto del restauro di Carlo Albacini (1734-1813); la testa, i piedi e le mani sono in bronzo, opera del restauro di Giuseppe Valadier (1762-1839).

Nonostante questa sanguigna sia un "capriccio paesaggistico" inventato da Robert, la sua composizione si ispira, come detto a Villa d'Este, come appare evidente anche dai maestosi cipressi. Gli alberi sono infatti molto simili, nella forma e nel loro raggruppamento a quelli disegnati solo due anni prima da Jean-Honoré Fragonard (1732-1806) e da Jean-Simon Berthélemy (1743-1811) nel 1774. Robert allora si sarebbe recato a Tivoli nel 1762. Non si può affermare con certezza, anche perché mentre gli alberi potrebbero essere stati disegnati dal vero, il paesaggio sullo sfondo, la statua e in particolar modo il cespuglio di acanto e di bambù sembrano essere stati aggiunti in un secondo tempo. Notevole la potenza nel descrivere lo spessore dei tronchi, la densità del fogliame e la solidità di questi alberi secolari.

Proprio questo accostamento inatteso tra due elementi sproporzionati (la statua e il gruppo di alberi) derivano l'originalità e il fascino di questa composizione.


Ingrandisce foto Aspetto originario della Fontana dell'Organo
a Villa d'Este, affresco nella Sala della Fontanina,
© Roberto Borgia
(luglio 2022)

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