Chiesa di S.Maria Maggiore

Sembra che sul luogo, dove oggi sorge tale chiesa, era in origine situata una grotta in cui trovavano rifugio vari eremiti che, in solitudine ed in preghiera, meditavano tentando di staccarsi dalla cruda realtà della guerra greco-gotica. Una leggenda attribuisce invece al tiburtino papa Simplicio (468-483) la costruzione della chiesa sui ruderi della residenza romana di Crispo Sallustio; costui avrebbe consacrato il luogo sacro dedicandolo alla Beata Vergine. Studi più approfonditi fanno risalire la costruzione dell’edificio (e del convento annesso) agli anni della grande Rinascita Carolingia che si ebbe con la creazione del S.R.I. da parte di Carlo Magno. I Benedettini di Farfa avrebbero quindi innalzato la prima chiesa ed il convento attiguo nel IX sec. chiamandola S. Maria Maggiore.


Ingrandisce foto Chiesa di S.Maria Maggiore

E’ stato appurato che tale luogo di culto aveva un ingresso diametralmente opposto all’attuale, situato su Piazza Trento. Documenti storici attestano che intorno al 1130 Giovanni, un monaco benedettino, prese l’iniziativa di raccogliere denari onde finanziare l’ampliamento della chiesa originaria, che, in seguito all’allargamento delle mura urbane da parte di Federico Barbarossa nel XII sec., era stata ormai inglobata entro la cerchia delle mura cittadine.

Grazie all’aiuto di Papa Eugenio III si pose mano a tutta una serie di lavori che modificarono alquanto il vecchio originario luogo di culto. In precedenza già si erano avute delle trasformazioni a questa struttura abbastanza significative come ad esempio: la realizzazione del pavimento in mosaico cosmatesco all’interno (oggi in gran parte scomparso ma ancora presente nella parte centrale della navata maggiore), l’ingresso spostato su Piazza Trento (in origine era situato dietro l’attuale altare maggiore) ed abbellito verso il 1392 con uno stupendo portale marmoreo, che insieme al rosone, che campeggia nella facciata, ed al tabernacolo, posto sopra detto portale, fu realizzato dall’artista Angelo da Tivoli.


Ingrandisce foto Interno della chiesa

Alla fine del Duecento, primi del Trecento, al posto dell’attuale portale erano visibili tre grandi archi scaricanti su dei pilastri (oggi ancora sono visibili le due arcate laterali murate). Su tali archi si aprivano bifore lateralmente e una quadrivora centrale. Tale ingresso immetteva nell’atrio il quale a sua volta permetteva il transito alle navate.

Fu proprio alla fine del Trecento che si apportarono ulteriori modifiche: furono chiusi gli archi laterali, furono fatti il portale centrale d’ingresso e quello sempre in marmo che dall’atrio immette alla navata centrale, furono otturate le bifore e la quadrivora centrale, e collocate, per illuminare l’interno, due finestre per lato sotto ogni arcata murata sovrastata da un’apertura rotonda in alto. La gestione della chiesa era nel frattempo mutata: papa Alessandro IV nel XIII sec. l’aveva assegnata con annesso convento ai Frati Conventuali, poi sostituiti nel XV sec. dai Frati Minori Osservanti; questi l’avevano chiamata la chiesa “S.Francesco” mentre il popolo continuò a chiamarla “S.Maria Maggiore”.

Con l’arrivo di Ippolito II a Tivoli nel 1550 si ebbe un ulteriore cambiamento: fu in parte demolito il vecchio monastero, inglobato il chiostro nel suo attiguo Palazzo, costruito un nuovo campanile grazie al finanziamento del Cardinale.

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