Le Sibille di Raffaello (quarta parte)

a cura di Roberto Borgia

Dopo aver cercato di dimostrare che la Sibilla all'estrema destra, dipinta da Raffaello nella Cappella Chigi in Santa Maria della Pace a Roma, sia la Sibilla Cumana, dobbiamo esaminare la figura ad essa contigua, la giovane Sibilla, che noi identifichiamo come la Sibilla Tiburtina. Già abbiamo mostrato un'incisione a bulino, contemporanea o di poco posteriore a Raffaello, che elenca le due ultime Sibille sulla destra, come Tiburtina e Cumana (quella all'estrema destra). A supporto di tale identificazione possiamo citare un'ulteriore acquaforte, presa sempre dal disegno di Marcantonio Raimondi ed eseguita da Antonio Santi, edita da Giovanni Giacomo De Rossi, 1627-1691. La scritta presente nell'incisione è la seguente: "SIBILLAE / TIBVRTINA ET CUMANA / RAF. VRB. INVENT. / ROMAE / Romae ex Chalcographia Dominici de Rubeis Heredis Jo. Jac. / de Rubeis ad Templ. S. Marie de Pace cum Priu. S. Pont.". Perciò, prima del 1700, l'identificazione delle due Sibille, sulla destra dell'affresco di Raffaello, non lasciava adito a dubbi. La Sibilla Tiburtina è certamente la più giovane di tutte le Sibille, ma è significativo il cartiglio con la scritta che l'Angelo le indica e che la Sibilla sta leggendo. La scritta in greco recita: “Il cielo circonda il vaso della terra”.
L'espressione “vaso della terra” si riferisca a Maria, la madre di Gesù Cristo, e non ci può non venire in mente Santa Brigida (1302-1373) che nelle sue Revelationes Caelestes, libro I, capitolo 5, 7 così scrive: “Tunc loquebatur mater Dei, Maria, tacens in voce priori, dicens: Domine mi et fili carissime, tu fuisti in utero meo verus Deus et homo. Tu me, quae eram vas terrenum, dignacione tua sanctificasti. Supplico: miserere eis adhuc semel! ” (Quindi parla la Madre di Dio Maria, tacendo della voce di prima e dice: Signor mio e Figlio carissimo, tu fosti nel mio grembo, vero Dio e uomo. Tu, per tua degnazione, santificasti me, vaso di terra. Ti supplico, abbi pietà ancora una volta di loro!).


Ingrandisce foto La Sibilla Tiburtina
nell'affresco di Raffaello

Tralasciando le altre citazioni di Maria come vas terrenum, presente in altro punto del testo, l'espressione in greco che troviamo nel cartiglio dell'Angelo, di fronte a quella che è per noi la Sibilla Tiburtina, ci svela proprio la profezia della Sibilla stessa, così come appare scritta anche nella chiesa di S. Giovanni Evangelista a Tivoli: «Cristo nascerà in Betlem, l'illustre Vergine partorirà presso i confini come straniera dalle regioni nazarene». Perciò è precipuo nella profezia della Sibilla Tiburtina il riferimento alla vergine Maria, e viene spontaneo il riferimento alle xilografie presenti nelle tavole del libro del domenicano Philippus de Barberis, Discordantiae Sanctorum doctorum Hieronymi et Augustini, et alia opuscola, pubblicato a Roma il 1 dicembre 1481, con successiva edizione nel 1482 (migliorata nei caratteri e nelle tavole), laddove si raffigura la Sibilla Tiburtina che indica all'imperatore Augusto un cerchio in cielo che circonda la Madonna con il Bambino, perciò “Il cielo circonda il vaso della terra”, Maria come vas terrenum, citato poco sopra da S. Brigida.

Ma le altre due Sibille dell'affresco di Raffaello, quelle dalla parte sinistra, come si possono identificare? Per noi non ci sono dubbi: la prima da sinistra, quella che solleva la mano verso un angelo in volo, è la Sibilla Libica, quella a fianco la Sibilla Persica. L'angelo in volo sulla Sibilla Libica porta in cartiglio con la scritta in caratteri greci: “La resurrezione dei morti” e proprio la Resurrezione è un tema caratteristico della Libica, come vediamo anche nella scritta presente nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista a Tivoli, riferentesi a questa Sibilla: «Ecco verrà il giorno, il Signore illuminerà le caligini delle tenebre, si scioglieranno le assemblee della sinagoga, si apriranno le labbra degli uomini, vedranno il re dei viventi». Tema più calzante di questo per la Resurrezione non si potrebbe trovare! Per la figura successiva, la Sibilla Persica , vediamo che questa sia l'unica che scrive, sempre in caratteri greci, su una tavoletta retta da un angelo che indica il cielo: “Egli avrà il destino della morte”.


Ingrandisce foto Tavola del libro
di Philippus de Barberis

Facciamoci aiutare sempre dalla scritta relativa alla Sibilla Persica, presente nella Chiesa di S. Evangelista a Tivoli: «Ecco, o bestia, sarai schiacciata e il Signore sarà generato sulla terra ed il grembo della Vergine sarà la salvezza delle genti e di suoi piedi si muoveranno per la salvezza degli uomini», scritta quanto mai calzante per indicare la vittoria sulla morte, ricordata nella scritta della Persica di Raffaello.

Naturalmente ripetiamo che le scritte delle profezie delle Sibille effigiate nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista a Tivoli hanno una esatta corrispondenza con le descrizioni presenti nelle tavole del libro del domenicano Philippus de Barberis, Discordantiae Sanctorum doctorum Hieronymi et Augustini, et alia opuscola, pubblicato a Roma il 1 dicembre 1481, con successiva edizione nel 1482. Chiaramente il libro del domenicano, che fu l'ispirazione, è anteriore agli affreschi stessi, databili al 1483.

(gennaio 2021)

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