“Veduta di Tivoli dalla valle dell’Aniene” di Carl Morgenstern

a cura di Roberto Borgia

Presentiamo un’opera del pittore paesaggista tedesco Carl Morgenstern, nato e morto a Francoforte sul Meno, 1811-1893. Era figlio d’arte in quanto il genitore Johann Friedrich era già un pittore di architetture e paesaggi, nonché valente incisore. Ma possiamo affermare che il nostro Carl rappresentò la quarta generazione di questa famiglia di artisti originaria di Rudolstadt in Turingia. Perciò, come i suoi antenati, Carl poté usufruire fin da giovane di lezioni di disegno e pittura da parte del padre e fin dal 1826 le sue opere furono inserite nel libro dei lavori della famiglia Morgenstern che suo nonno aveva iniziato nel 1800. All’età di 21 anni, nel 1832, si recò a Monaco di Baviera e divenne allievo del pittore paesaggista Carl Anton Joseph Rottmann (1797-1850).
Notevole fu l’influenza del maestro che apparteneva alla cerchia di artisti che gravitavano attorno al re bavarese Ludovico I e che incaricò il Rottmann di creare esclusivamente dipinti di paesaggio di grande formato. Dal 1834 trascorse tre anni in Italia, quindi tornò a Francoforte sul Meno nel 1837, dove si sposò nel 1845.


Ingrandisce foto Veduta di Tivoli

Ecco allora questa magnifica “Veduta di Tivoli dalla valle dell’Aniene”, un olio su tela, circa 1840, collezione privata, spettacolare per il taglio impresso dall’artista, ma soprattutto per la luminosità, acquisita nel soggiorno italiano, lontana naturalmente dalle fredde atmosfere del Nord.
Sulla destra osserviamo la strada romana che salendo obliquamente dalla zona del Ponte dell’Acquoria porta davanti al Santuario d’Ercole Vincitore, il cosiddetto diverticolo per il Ponte dell’Acquoria. Ormai la strada è ridotta ad un ammasso di vegetazione per cui è difficilmente visibile il selciato, che Thomas Ashby nel 1906 descrisse come largo metri 4,06 e le sostruzioni in opera quadrata e reticolata che sostengono la terra sul lato meridionale della via. La ripidità della via e l’assenza di solchi di ruote sul basolato testimoniano che la stessa era una via secondaria per accedere dalla parte bassa di Tivoli alla zona dei Monti Cornicolani.

Nel 1985, grazie ad una radicale pulizia della vegetazione infestante, fu di nuovo visibile questo clivo basolato, la cui sede stradale fu costruita grazie ad un taglio netto operato sulla ripida parte di concrezioni travertinose che costituiscono il suolo di Tivoli. Le imponenti sostruzioni di sostegno alla sede stradale risalgono all’inizio dell’età imperiale e furono attribuite alla cosiddetta Villa del console Ovinio Paterno, proprio grazie al toponimo Paterno («fundum paternum», «fundum mons patyernum») presente nella zona fin dal 471.
La villa fu attribuita anche al personaggio ricco, ma alquanto avaro, ricordato in un epigramma di Marziale, XII, 53, verso 2: «Nummi cum tibi sint opesque tantae, / Quantas civis habet, Paterne, rarus, /».
Fino a circa vent’anni fa la strada era percorribile e godibile per il bel panorama, ma ora è stata definitivamente chiusa, un peccato perché rappresenta sempre una importante testimonianza di storia tiburtina. In alto, sempre sulla destra, il Santuario di Ercole Vincitore e ancora più su il palazzo della Villa d’Este, mentre la vallata dell’Aniene risulta sfuocata, causa la luce del sole del mattino che filtra nella vallata stessa. Al centro, in basso il Ponte dell’Acquoria, con ben evidenziati i resti dell’antico ponte romano. Delle cinque arcate originarie attualmente una sola resta intatta.

La situazione, rispetto all’illustrazione che ci dà Morgenstern, è radicalmente cambiata in quanto l’arcata superstite è interrata fino all’imposta e la scomparsa delle altre arcate antiche è da datarsi dopo il 1595 ed è quasi sicuramente da collegare con una notizia riportata dallo storico tiburtino Francesco Marzi nel 1665, pag. 4: «... poco lungi dalla Città per andare alla Sabina si passa per un ponte di legno essendo gli anni andati stato dalla violenza dell’acque dirupato il murato insieme col sepolcro di Celio, che a capo di esso in forma di baloardo sorgeva del cui nome viene ancora chiamato Ponticelli invece di Ponte Celio».
Responsabili della distruzione furono perciò verisimilmente le piene e il progressivo spostamento verso Sud della corrente dell’Aniene, sottolineato da altri storici come Nibby, Sebastiani e Bulgarini. (marzo 2023)

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