“Cascate dell’Aniene a Tivoli” di Charles-Louis Clérisseau

a cura di Roberto Borgia

La mostra aperta nel Museo della città di Tivoli, in via della Carità e dedicata alle “Grandi ville romane del territorio tiburtino” contiene naturalmente un ampio settore dedicato a Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), di cui ricorreva nell’anno passato il trecentesimo anniversario della nascita. Vogliamo però parlare in questa sede dell’architetto, disegnatore, antiquario e artista francese Charles-Louis Clérisseau (28 agosto 1721-9 gennaio 1820), coetaneo del Piranesi, che diventò una delle principali autorità nel campo dell’architettura romana antica e delle rovine romane in Italia e Francia. La sua influenza si estese a Russia, Inghilterra e Stati Uniti, ed ebbe commissioni da personaggi come Caterina II di Russia, detta la Grande e Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, svolgendo un ruolo fondamentale nella nascita dell’architettura neoclassica durante la seconda metà del secolo XVIII.
Nato a Parigi, Clérisseau fu allievo dell’architetto Germain Boffrand (1667-1754), uno dei principali creatori dello stile precursore del rococò chiamato stile Régence, e nei suoi interni, del rococò stesso. Nei suoi esterni si attenne a un monumentale classicismo tardo-barocco. Le sue principali commissioni, culminate nei suoi interni all’Hôtel de Soubise, furono poi codificate nel suo trattato Livre d'architecture, pubblicato nel 1745, che servì a diffondere lo stile francese “Luigi XV” in tutta Europa. Ma torniamo a Clerisseau. Nel 1746, poco più che ventenne, vinse il Prix de Rome nel concorso di architettura per progettare Un grand hôtel. Il premio comprendeva una borsa di studio per studiare a Roma, e nel 1749 Clérisseau divenne un pensionante ufficiale (residente) presso l’Accademia di Francia a Roma, dove tra i suoi maestri spiccava il pittore di rovine Giovanni Paolo Pannini (1691-1765). A Roma fece amicizia anche con Giovanni Battista Piranesi e Claude-Joseph Vernet e nel 1752 i tre intrapresero un giro di schizzi a Villa Adriana. Prima di iniziare a disegnare, i tre dovettero prima tagliare e bruciare il sottobosco, dove si annidavano colonie di serpenti velenosi e scorpioni.


Ingrandisce foto Cascate dell’Aniene a Tivoli

La biografia di Piranesi del 1799 - Notice Historique sur la Vie et sur les Ouvrages de JB Piranesi, Architect, Peintre et Graveur - fornisce un resoconto della visita del maestro a Villa Adriana, mezzo secolo prima, in compagnia appunto dei due pittori francesi - Charles-Louis Clerisseau, allora giovane fresco di Roma, e Claude-Joseph Vernet, un po’ più anziano, sul punto di essere richiamato a Parigi da Luigi XV, per un progetto che lo avrebbe contraddistinto come uno dei grandi pittori paesaggisti del XVIII secolo. Mentre il biografo Jacques-Guillaume Legrand pone la data della loro escursione tra il 1743 e il 1753, una fonte più recente la colloca nel 1752. Maggiore precisione è ancora fornita dalla biografia di Leon Lagrange del 1858, Joseph Vernet et la peinture au XVIII siècle, dove si scrive che Vernet lascia Roma per Marsiglia nel maggio 1752, come ha fatto nei due anni precedenti, per sfuggire all'estate febbrile della città, soprattutto alla malaria. Prima che gli artisti potessero iniziare a disegnare, dovevano prima far sloggiare la folla locale di scorpioni e serpenti, per i quali impiegavano fuoco e un’ascia ed esiste proprio un disegno di Vernet (che presenteremo in altra occasione) che ritrae lo stesso Vernet, Piranesi e Clerisseau alle Grandi Terme di Villa Adriana.

Nel Catalogo “Grandi ville romane del territorio tiburtino” così si ricorda l’episodio, nell’articolo di Maria Antonietta Tomei e del compianto Giuseppe Pucci dal titolo “Tivoli città Piranesiana”, pag. 271: «Sui soggiorni tiburtini di Piranesi, che, tra l’altro, sappiamo essere stato un frequentatore regolare dell’attuale ristorante della Sibilla, abbiamo qualche informazione dagli scritti di altri artisti e letterati settecenteschi che frequentarono Tivoli nello stesso periodo. In particolare, le Memorie di un artista inglese, anzi di un gallese vivace e pittoresco, Thomas Jones (1742-1803), ci hanno lasciato uno dei più divertenti diari di viaggio che si possa leggere, perché, a differenza della maggior parte di tali opere, poco spazio è dedicato alla visita dei monumenti e molto alle vicende personali. Jones, arrivato a Roma alla fine del 1776, ci racconta ad esempio come, spinto dalla nostalgia per Londra, trovasse rifugio tra i connazionali al Caffè Inglese, a Piazza di Spagna, decorato all’egiziana, che così descrive: «una sudicia camera a volta, le cui pareti erano dipinte di sfingi, obelischi e piramidi, dai capricciosi disegni di Piranesi, cose più adatte ad ornare l’interno d’un sepolcro egiziano che una camera destinata a sociale conversazione». E ancora racconta che «[…] quando Piranesi e Clérisseau scoprirono le rovine di villa Adriana a Tivoli e cominciarono a disegnarle, dovettero farsi strada tra i rovi con l’accetta e accendere fuochi per tenere lontano i serpenti e gli scorpioni. Queste precauzioni, indispensabili per poter disegnare in pace, procurarono loro la nomea di stregoni presso i locali […]»

L’opera di Clérisseau che qui presentiamo “Cascate dell’Aniene a Tivoli”, è conservata nel Victoria and Albert Museum di Londra, tempera firmata e datata 1769, cm. 59,69x47,92, e ci fa ricordare il soggiorno romano dell’artista francese prima del suo ritorno a Parigi nel 1767. A Roma Clérisseau fu mentore di una generazione di giovani studenti di architettura che, come lui, avevano vinto il prestigioso Prix de Rome ed erano venuti a studiare all’Accademia di Francia a Roma. Fece anche sviluppare il gusto per l’Antico in giovani artisti francesi e britannici e gentiluomini dilettanti del Grand Tour. Si tratta di uno dei più belli esempi di paesaggio classico che poteva offrire la nostra città. Qui vediamo le cascate in primo piano, riversarsi verso lo spettatore, mentre nell’angolo inferiore destro due figure maschile stanno abbattendo degli alberi, alla presenza di una figura femminile, Sullo sfondo, su entrambi i lati del fiume compaiono edifici, molto sfumati, mentre stranamente non compare il tempio rotondo dell’acropoli, che faceva da vedetta sulla cascata.

(dicembre 2021)

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