“Terrazza della Villa d’Este” di Jacques-Emile Blanche

a cura di Roberto Borgia

Questa “Terrazza della Villa d’Este” databile intorno al 1913, opera di Jacques-Emile Blanche (1861, Parigi – 1942, Offranville) è un olio su tela montata su cartone (della casa Paul Foinet Fils), formato cm 46 x 38, firmata sul retro, dove è presente l’etichetta catalogo N°341; 232 scritto con inchiostro; timbro del mercante di colori Paul Foinet Fils, 21 rue Brea Paris.
L’opera fu probabilmente esposta nella Mostra “Cent paysages, paysages urbains et autres sous différents ciels”, nella Galerie Charpentier, Parigi, 27 maggio-21 giugno 1927. In tale mostra (dove c'erano vedute dell'Inghilterra, dell'Italia e della Normandia) vi era una sezione intitolata “piccoli studi romani” in cui apparivano tre opere, tutte intitolato Villa d'Este, esposte con i numeri 79, 80 e 81. Il nostro dipinto corrisponde probabilmente a uno di questi numeri.
L’opera, databile intorno al 1913, ora appartiene ad una collezione privata, che gentilmente ce l’ha messa a disposizione.


Ingrandisce foto Terrazza a Villa d’Este

Jacques-Emile Blanche è essenzialmente conosciuto come uno dei più grandi ritrattisti “mondani” della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, ma non disdegnò di applicarsi anche nel genere della natura morta e del paesaggio. Si incontrano perciò abbastanza frequentemente vedute prese in Normandia e in Inghilterra, mentre l’Italia sembra un soggetto più raro; Blanche vi fece comunque diversi soggiorni, come quello a Roma negli anni 1895/1896, in occasione del suo viaggio di nozze. Nel 1911 soggiorna a Roma, Firenze e Venezia, prima di tornare nella città dei dogi nell'aprile del 1912, ospite della Biennale. Nel 1913 soggiornò ancora per un periodo nella capitale italiana, e anche il Metropolitan Museum di New York conserva una veduta romana a guazzo “Terrazza di un palazzo a Roma”, datata quell’anno e che ci porta a datare questa “Terrazza della Villa d’Este” proprio in quel periodo. »

Il nostro dipinto testimonia le escursioni compiute dall'artista nella campagna intorno a Roma, e più in particolare nella nostra città, meta privilegiata ai tempi del Grand Tour. Villa d'Este, gioiello dell'architettura italiana, offriva agli artisti una moltitudine di fontane, vasche, grotte, terrazze. Fino ad allora il complesso era molto degradato, conseguenza del suo progressivo abbandono dalla metà del XVIII secolo, è solo nel 1851, sotto l'impulso del cardinale Gustave de Hohenlohe, che il sito fu restaurato e poi divenne un luogo di alta cultura, con ad esempio frequenti visite di Franz Listz.

La villa divenne dopo la Prima guerra mondiale proprietà dello Stato italiano, a seguito del trattato di pace di S. Germain stipulato con la nuova Repubblica Austriaca il 10 settembre 1919. Il Demanio dello Stato italiano provvide alla confisca “delle aziende industriali e dei beni mobili ed immobili esistenti nel territorio del Regno e delle Colonie ed appartenenti a sudditi della Germania e dell’antico Impero d’Austria”. La villa, perciò, passò al Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Antichità e Belle Arti, che si occupò conseguentemente del completo restauro.»

Con un'inquadratura abbastanza serrata, Blanche ci offre qui una veduta laterale molto originale, lungo un asse est-ovest, della terrazza centrale del Vialone. Si tratta della cosiddetta “passeggiata del cardinale”, perché il viale era il preferito dal cardinale Ippolito II d’Este nei suoi brevi soggiorni a Tivoli. Un luogo di meditazione e di preghiera.

(luglio 2023)

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