“Veduta delle cascate di Tivoli” di Agostino Aglio

a cura di Roberto Borgia

Questo disegno su carta di Agostino Aglio (1777-1857) “Veduta delle cascate a Tivoli”, 1804, cm. 40,5x55,7, conservato nel British Museum a Londra, dove fu acquisito nel 1963, opera non esposta per la sua delicatezza e che presentiamo grazie alla cortesia del Museo stesso, ci fa vedere il fiume Aniene che scorre attraverso canaloni tortuosi da una collina, in cima alla quale ci sono degli edifici, dove si intravede appena l’acropoli di Tivoli, con i due templi; in primo piano a sinistra, un gruppo di alberi, uno dei quali ha l’edera che cresce su di esso, al centro in primo piano due donne e un uomo seduti sull’erba e uno in piedi.
L’artista ha posto al centro della scena e dell’attenzione il fragore delle acque dell’Aniene, inquadrate a sinistra dagli alberi ed in basso dalla scena idilliaca. Nato a Cremona il 15 dicembre 1777, morto a Londra il 30 gennaio 1857, figlio di Gaetano e Anna Maria Mondoni, fu mandato a Milano nel 1789 per studiare con Giocondo Albertolli (1742-1839), architetto svizzero-italiano, che aveva iniziato la carriera di insegnante di Ornato presso la neonata Accademia di Belle Arti di Brera, dove svolse gran parte della sua attività e che accolse appunto il futuro artista.


Ingrandisce foto Veduta delle cascate di Tivoli

L’Albertolli lavorò sia come insegnante sia, contemporaneamente, come progettista di arredi e decorazioni, per la corte Asburgica ai maggiori monumenti neoclassici lombardi: al Palazzo arciducale, al Teatro alla Scala, alla Reggia di Mantova e alla Villa Reale di Monza, ispirando il giovane Aglio per il suo futuro di decoratore di ambienti sia di piccole dimensioni sia di più grande respiro come teatri e chiese. Aglio studiò quindi a Roma con il rinomato paesaggista Giovanni Campovecchio (1754-1804). Nel 1798 si arruolò volontario nella legione della Repubblica Cisalpina e dal 1799 al 1802 viaggiò in Grecia e in Egitto con l’architetto William Wilkins, che lo invitò in Inghilterra, dove si stabilì dal 1803 e dove collaborò alla pubblicazione del 1807 intitolata “Antiquities of Magna Grecia”. Nel frattempo, nel 1805 si era sposato con Letizia Clarke.

Decorò chiese, teatri e ville di campagna sia in Inghilterra che in Irlanda, eseguì molte apprezzatissime incisioni, che espose in varie occasioni alla reale Accademia di Londra, e che adoperò come collaboratore nei disegni della pubblicazione “A collection of Capitels and Friezes drawn from the Antique” (1820-1830).
Nel 1819 ricordiamo la sua opera nei vasti affreschi per la chiesa cattolica di St Mary Moorfields, a Londra, mentre lo scultore Giovanni Battista Comolli (1775-1831) eseguiva l’altare e le decorazioni in marmo. Accanto alla sua attività di pittore e di decoratore ebbe grande fama anche quella di litografo, tra i più reputati del tempo (“Ritratto di Re Giorgio IV nel costume dell’Ordine della Giarrettiera”, “Interno della Cattedrale di Anversa”, “Vedute della Svizzera” etc). Con litografie collaborò ai primi quattro volumi della monumentale opera “Antiquities of Mexico” (1831-1848) di lord Kingsborough, una raccolta di riproduzioni in facsimile della letteratura mesoamericana come codici Maya, codici Mixtechi e codici Aztechi, nonché resoconti storici e descrizioni di esploratori di rovine archeologiche.
L’opera appunto fu assemblata e pubblicata da Edward King, Viscount Kingsborough, (1795-1837), un nobile irlandese che cercò di dimostrare come i popoli indigeni delle Americhe fossero una tribù perduta di Israele. Mentre gran parte del materiale appartiene a culture precolombiane, ci sono anche documenti rilevanti per gli studi sulla conquista spagnola dell’Impero azteco.

I volumi avevano lo scopo di rendere disponibili per lo studio copie di manoscritti rari nelle collezioni europee, ed infatti il titolo completo è “Antiquities of Mexico: comprising fac-similes of ancient Mexican paintings and hieroglyphics, preserved in the royal libraries of Paris, Berlin and Dresden, in the Imperial library of Vienna, in the Vatican library; in the Borgian museum at Rome; in the library of the Institute at Bologna; and in the Bodleian library at Oxford. Together with the Monuments of New Spain, by M. Dupaix: with their respective scales of measurement and accompanying descriptions. The whole illustrated by many valuable inedited manuscripts, by Augustine Aglio. London: A. Aglio (Vols. 1–5), R. Havell (Vols. 6–7), H.G. Bohn (Vols. 8–9)”.

L’opera si compone appunto di nove volumi, ciascuno pubblicato in un grande formato (cm. 55x39). Inizialmente ne erano previsto dieci, ma Lord Kingsborough morì prima che il lavoro potesse essere completato. Kingsborough commissionò proprio al paesaggista italiano Agostino Aglio la fornitura dei disegni e delle litografie riproduttive delle opere d'arte e dei codici mesoamericani utilizzati per illustrare i volumi, proprio perché il cremonese aveva già illustrato antichità dell’antico Egitto e della Magna Grecia per conto dell’architetto inglese William Wilkins.
Aglio trascorse ben sei anni viaggiando nelle biblioteche e nei musei d'Europa per esaminare e disegnare tutti i documenti, i manufatti e i manoscritti dell’antico Messico e che erano conosciuti nelle collezioni europee dell'epoca. Molti dei facsimili dei codici sono colorati a mano. Altri suoi lavori sono: le decorazioni dell’Opera House; quelle al Drurj Lane nel teatro Olimpia di Londra; Il “Ritratto della Regina Vittoria”. Due acquerelli, “Tempio della Tosse” e “Tivoli”, sono conservati nel Victoria and Albert Museum di Londra, insieme a molti altri suoi disegni e stampe. Da notare che nel 1849 fu colpito da una paralisi e continuò ad operare con la mano sinistra.

(giugno 2021)

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