Papa Gregorio XVI

Gregorio XVI, al secolo Alberto Cappellari, nacque a Belluno il 18/9/1765 e morì a Roma il 1/6/1846. Monaco camaldolese (1783), era convinto della superiorità ed infallibilità del papato (Trionfo della Santa Sede, 1799); salì al soglio pontificio il 2 Febbraio del 1831. Promosse una riforma delle missioni favorendo la formazione di un clero indigeno. Si distinse per la sua politica reazionaria ed antiliberale il che causò svariate agitazioni nello Stato Pontificio. Per soffocarle fu costretto a ricorrere all'aiuto militare austriaco per sopprimere i moti di Romagna (in questa occasione i Francesi occuparono Ancona e questa duplice tutela straniera si prolungò sino al 1838). Gregorio XVI affidava la repressione contro i liberali ai cosiddetti Centurioni: un corpo irregolare di volontari che aveva tutte le caratteristiche della milizia di parte, pronta ad ogni accesso ed a ogni abuso.
Lo Stato Pontificio sotto il governo di Gregorio XVI (1831-46) era in una situazione peggiore rispetto a quella degli altri Stati della Penisola. Massimo d'Azeglio nelle sue RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI CASI DI ROMAGNA riferisce che l'insurrezione scoppiata a Rimini nel 1845 fu dovuta all'esasperazione di quelle popolazioni vessate dal governo pontificio che imponeva esose gabelle, limitava l'importazione e l'esportazione, diminuiva il lavoro e la produzione, provocava il contrabbando, era fonte di corruzione e di immorali.


Busto di Papa Gregorio XVI

In campo giudiziario il d'Azeglio riferisce che nello Stato Pontificio non v'era difesa nella scelta del difensore, dato dal tribunale e preso tra persone a lui devote; le Commissioni straordinarie non erano vincolate da nessun ordine legale di processura ed avevano illimitata autorità nelle condanne. Persino il progresso tecnico era condannato da Gregorio XVI che considerò le ferrovie come opera satanica (tutta Europa rideva di tale sua professione di fede).
Il Pontefice si dimostrò molto intransigente verso ogni forma di pensiero moderno ed ad ogni adattamento a esso. Con l'enciclica MIRARI VOS del 1832 condannò il cattolicesimo liberale di Huges Félicité de Lamennais (un ecclesiastico, scrittore e politico francese).

Dopo un periodo di sostenitore intransigente e tradizionalista religioso, subì un'evoluzione concretatesi nel 1829 nello scritto "Progressi della rivoluzione e della guerra contro la Chiesa" in cui esponeva un programma di indipendenza della Chiesa dallo Stato. Scoppiata la rivoluzione parigina del 1830 fu a capo del cattolicesimo liberale francese dalle colonne del giornale "L'Avenir" da lui fondato e condannato appunto da Gregorio XVI. Nel 1834 ruppe definitivamente con la Chiesa e si fece banditore di una nuova religiosità romantico-messianica e di teorie socialeggianti. Deputato nel 1848-49, difese la repubblica romana).
Per quanto riguarda la città di Tivoli, che chiaramente faceva parte dello Stato Pontificio, fu proprio Gregorio XVI a legare il suo nome ad un'opera ardimentosa che rese l'antica Tibur sicura da future piene fluviali ma la pose ancor di più sotto il controllo del potere pontificio.


Targa in onore di Papa Gregorio XVI

La tremenda alluvione del novembre del 1826 aveva provocato un tremendo disastro: il fiume ancora una volta era straripato ed aveva allagato varie zone della città dopo aver abbattuto la diga posta a sua difesa. In questa occasione, insieme a buona parte della città, le acque del fiume in piena avevano abbattuto anche la chiesa di S.Lucia; tale tragedia fu forse in parte paragonabile a quella molto più antica in seguito alla quale venne distrutto un tempio di età altorepubblicana situato nell'acropoli tiburtina (sono conservate nei musei vaticani le statuette di terracotta che abbellivano il fregio del tempio).

In occasione dell'alluvione del 1826 la diga era stata riparata alla meglio dall'allora papa Leone XII ma era stato il suo successore, Pio VIII, a cercare di risolvere il problema in maniera decisiva affidandone l'incarico a Clemente Folchi. Quest'architetto ideò il traforo del monte Catillo attraversato da una doppia galleria per aumentare la capacità idrica deviata; il suo progetto fu approvato dal nuovo papa Gregorio XVI.
Dopo solo un anno di lavoro, il 7 settembre 1835, i cunicoli gregoriani furono ultimati; i lavori non si limitarono solo a deviare il fiume ma furono rivolti anche alla formazione di due piazze, piazza Rivarola, adiacente alla "Cittadella" medioevale, e piazza Massimo; queste due furono poi unite grazie alla costruzione del ponte Gregoriano (distrutto nel secondo conflitto mondiale e poi ricostruito nel dopoguerra).

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