Adriano e la poesia

Il successore di Traiano, l'imperatore Adriano, aveva una grande cultura ed era particolarmente attratto dalle arti belle. La sua formazione tuttavia fu più influenzata dalla civiltà greca che da quella romana. Nel suo modo di vivere estremamente raffinato si può cogliere un senso di decadente confermato in parte dalle poesie da lui composte. Oltre l'Autobiografia, le epistole, i discorsi, infatti egli ci ha lasciato anche un certo numero di poesie scritte alcune in latino ed altre in greco in cui tale sensazione traspare. E' questo il caso dell'allocuzione famosissima che egli rivolge alla sua anima destinata prima o poi ad abbandonare il suo corpo ed a vagare in un mondo ignoto.


Publio Elio Adriano

Animula vagula, blandula,
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec, ut soles, dabis iocos.


Piccola anima smarrita e soave,
ospite e compagna del corpo,
che ora ti appresti a scendere in luoghi
incolori, freddi, spogli,
mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti.

P. Aelius Hadrianus, imp.

Nell'allocuzione è presente un chiaro ed evidente gusto svenevole per languori intrecciato ad astruserie "letterarie" il che lascia intendere che il comporre poesie era per Adriano semplicemente un gioco ben lontano dalla vera arte. D'altra parte sempre come dilettante e per gioco egli aveva per diletto anche progettato architettonicamente alcune idee poi realizzate tra cui la costruzione di Villa Adriana a Tivoli. Il suo interesse per i grammatici, i retori ed i poeti era conseguenza del fatto che interpretava la letteratura come divertimento. Proprio per questo egli amava scherzare con i poeti ed in primo luogo con Florio. Quest'ultimo un giorno gli aveva indirizzato alcuni versi inerenti i continui viaggi fatti nell'impero.


Vibia Sabina

Ego nolo Caesar esse
ambulare per Britannos
latitare per Germanos
Scythicas pati pruinas,


(io non ci tengo ad essere imperatore, ad andarmene in giro per la Britannia, a cacciarmi in Germania, a tollerare le nevi della Scozia).

A lui Adriano rispose con questi altri versi:
ego nolo Florus esse
ambulare per tabernas
latitare per popinas
culices pati totundos


(io non ci tengo ad essere Florio, ad andarmene in giro per taverne, a cacciarmi nelle osterie, a tollerare rotondi insetti).

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