La Madonna delle Grazie

Il dipinto, cm. 103x65x4, collocato su una tavola di quercia composta da tre pezzi, foderata di tela e ricoperta da calce, rappresenta il busto della Vergine in atteggiamento di preghiera, con la mano sinistra sul petto e la destra all'altezza della spalla. La figura della Madonna, piuttosto rigida e statica, si staglia nettamente con il suo manto scuro su fondo dorato, secondo la tecnica tradizionale delle icone bizantine; negli angoli dell'icona tiburtina sono effigiati l'arcangelo Gabriele e il salvatore benedicente, a richiamare rispettivamente i due misteri dell'Annunciazione e dell'Assunzione, mentre alla base sono tracciate le parole latine: AVE GRA(TIA) PLENA D(O)M(INUS) TECU(M) che esprimono per l'appunto il saluto rivolto dall'arcangelo a Maria quando a Nazareth le portò il messaggio del prossimo concepimento divino.


Ingrandisce foto Madonna delle Grazie

A Roma l'immagine della Madonna advocata è venerata non solo nella chiesa dell'Ara coeli ma anche in numerosi altri luoghi di culto, come quello di S.Lorenzo in Damaso, di S.Maria del Rosario a Monte Mario, S.Maria in via Lata e S.Maria in campo Marzio. Tutte queste icone possiedono un legame comune: si ispirano all'immagine della Vergine venerata sotto il nome di Aghiosoritissa (letteralmente "aghia"- sacra e "soros"-urna) a Costantinopoli. Qui infatti la chiesa orientale venerava non solo l'icona della Madonna ma anche alcune sue reliquie (una sua cintura ed un lembo del suo vestito).

Sembra che fosse l'evangelista Luca, che avrebbe anche ritratto la Madonna dell'Ara coeli, a dipingere la Aghiosoritissa ritraendo di persona la Vergine mentre si trovava a Gerusalemme. Questo dipinto, che nel 400 d.C. fu portato a Costantinopoli, andò perduto quando scoppiò la lite tra l'imperatore bizantino e la chiesa ortodossa, lite che è meglio conosciuta sotto il nome di lotta iconoclastica (distruzione delle immagine sacre volute dal sovrano per togliere al clero locale influenza sulla popolazione). L'atteggiamento della Madonna è lo stesso della Deesis bizantina in cui sono raffigurati ai lati del Cristo Pantocratore (dominatore dell'universo) la Vergine e S.Giovanni Battista che intercedono presso il suo trono a favore dei credenti. La Madonna è ritratta in atteggiamento di preghiera che secondo alcuni studiosi sarebbe quello preso dalla Vergine nell'istante in cui l'Angelo Le fece visita in occasione dell'Annunciazione.


Ingrandisce foto Altare di S.Maria Maggiore

Il tiburtino dipinto è custodito sull'altare maggiore della chiesa di S.Maria Maggiore; secondo la leggenda, l'opera è stata eseguita da S.Luca e donata ai tiburtini da Papa Simplicio, esattamente come il trittico del santissimo Salvatore. In realtà tale dipinto è una copia di quello raffigurante la Vergine Avvocata, collocato nella chiesa dell'Ara coeli a Roma.

Le stesse caratteristiche della Vergine advocata si ritrovano nel ritratto dipinto nel XIII secolo dal pittore Jacopo Torriti, un francescano, in quanto in questo secolo la chiesa tiburtina di S.Maria Maggiore fu custodita dall'ordine di S.Francesco. Jacopo Torriti era particolarmente celebre per aver eseguito diversi affreschi sia nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma che nella chiesa di S.Francesco in Assisi. Nella realizzazione del dipinto tiburtino sembra si sia ispirato all'icona della Madonna dell'Ara coeli. Con il tempo l'opera si deteriorò per cui fu sostituita tra il XVIII ed il XIX secolo con una copia fedelissima all'originale. A tale conclusione si è giunti in occasione del restauro operato nel 1969.
Probabilmente la causa della perdita del dipinto del Torriti fu dovuta ad un fulmine che nel XVIII secolo cadde sulla chiesa di S.Maria Maggiore danneggiandone l'altare maggiore e rovinando in maniera irreparabile la sacra immagne. Ai lati di questa alcune lettere greche indicano MARIA MADRE DI DIO; nella parte bassa AVE GRA(TIA) PLENA D(O)M(INUS) TECV(M).

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