La storia di PALOMBELLA (1861-1961)

L’Associazione “Amici del Castello” ha pubblicato una storia vera raccontata dal Cav. Franco Pompili in occasione del centesimo anniversario della morte di Barbara Pasquarelli (Palombella).
Jean Baptiste Carpeaux, di famiglia povera rimasta molto presto priva del capofamiglia, un muratore di Valenciennes, fin da bambino amava modellare la creta per cui sognava di diventare scultore dedicandosi ad intagliare la pietra. Trasferitosi con la sua famiglia a Parigi, frequentò la scuola d’arte e per tre anni di seguito partecipò al Premio Roma; solo alla fine riuscì ad accaparrarsi detto premio avendo presentato “Ettore”, una sua scultura non certamente riuscita alla meglio se confrontata con le altre sue creazioni. Tuttavia grazie ad “Ettore”, finanziato dallo Stato francese avendo vinto il concorso, per cinque anni potè vivere a Roma ove fu in grado di studiare i capolavori michelangioleschi e di altri artisti esposti nelle Gallerie Vaticane.

Palombella
Ingrandisce foto Busto di "Palombella"

Ad ispirarlo però non erano quest’ultimi ma la gente umile che incontrava quotidianamente nel popolare quartiere di Trastevere. Qui in un giorno odoroso di maggio incontrò un gruppo di ragazze palombaresi venute a Roma per “scacchiare” le vigne di questo rione. Essendo ormai il tramonto ed avendo ormai smesso di lavorare, queste stavano ingannando il tempo dando briciole di pane ai piccioni.

Tra queste colpì lo scultore una in particolare a cui chiese se voleva posare per lui. Arrivata allo studio di Jean Baptiste con un cesto di frutta, la ragazza si presentò: era Barbara Pasquarelli, una sedicenne bellissima di Palombara, che l’artista chiamò Palombella e di cui perdutamente si innamorò giorno per giorno mentre posava per lui. Il busto scolpito riproducente Palombella spedito alla “Città della Luce”provocò un grande plauso al “Salon”. Jean Baptiste aveva progettato di sposarla al termine della sua frequenza all’Accademia (tra cinque anni) ma si sa a volte “si fanno i conti senza l’oste”; in questo caso l’oste fu la madre della ragazza la quale non intendeva aspettare e voleva far sposare la figlia ad un abruzzese, non molto giovane ma con i soldi, il quale insieme ad altri veniva a Palombara per far legna.

Palombara Sabina
Ingrandisce foto Fontana a Palombara

A costoro la madre di Palombella affittava i giacigli. Lo scultore doveva scegliere se abbandonare l’Accademia e sposare subito Palombella oppure continuare a studiare ed a scolpire tanto più che stava realizzando un gruppo scultoreo molto interessante: Il Conte Ugolino. Posto davanti a questo bivio , l’artista scelse l’arte. Palombella capì la scelta del suo uomo poi, percossa e costretta dalla madre, sposò Bernardino Palmieri, l’aquilano con i soldi rivelatosi poi un vero tormento per Palombella che percuoteva per gelosia.

Lo scultore si gettò nel suo lavoro giorno e notte senza dimenticare il suo amore, che minato dalla tisi non aveva molto da vivere. Un giorno del dicembre 1861 un pastore recapitò un biglietto allo scultore; in esso Palombella lo pregava di andare a casa sua essendo molto malata. Palombella gli aprì febbricitante e gli rivelò che aveva partorito pochi giorni prima; stava per morire e lo pregò di prendersi cura del piccino. Morì il giorno seguente a 19 anni; fu sepolta nel piccolo cimitero di S.Maria del Gonfalone. L’artista malgrado tutti gli onori che ebbe (Napoleone III lo onorò particolarmente) non dimenticò Palombella che continuò ad ispirarlo. Alle Tulieries è suo il viso “della Francia imperiale” così come è sempre suo il viso dell’”Estate” situato nel Museo di Valenciennes. Jean Baptiste inviava denari per porre fiori sulla tomba della sua amata. L’ultima sua lettera, datata 27 marzo del 1874, prova ancora una volta il suo amore per la fanciulla a cui egli ormai prossimo alla morte si augura di ricongiungersi.

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