A questo punto la popolazione castellana progettò di edificare un ponte sull’Aniene per evitare di pagare passando così per un’ altra via, ma i Tiburtini lo distrussero. A tentare di trovare una via di uscita soddisfacente si cimentò anche il Cardinale Batolomeo della Queva (o Cueva) il quale, viste le profonde inimicizie esistenti, chiamò per appianarle S. Ignazio da Loiola. Il Santo era legato sia a Margherita d’Austria sia alla città di Tivoli dove nel 1539, presso la Rocca Pia, aveva visto sancire ufficialmente la nascita della sua Compagnia di Gesù (i Gesuiti).

Interno del castello
Ingrandisce foto Interno del Castello

Nel 1548 S. Ignazio riuscì a far sottoscrivere ai due popoli un accordo di pace che purtroppo non durò a lungo; infatti nel 1553 , in seguito alla distruzione del citato ponte sul fiume Aniene da parte dei Tiburtini, si giunse ad un vero e proprio conflitto nel corso del quale una porta di Tivoli fu incendiata dai Castellani. I tiburtini risposero con l’uccisione di sei uomini e il ferimento di altri di Castel S. Angelo.

Il contrasto tra i Tiburtini ed i Castellani fu risolto nel 1555 essendo Vescovo di Tivoli Giovanni Andrea Croce (un Orsini da parte materna): con un decreto datato 14 marzo 1555 (come lo storico Viola ricorda) si decise che i Castellani erano assoggettati al tributo di pedaggio mentre i Tiburtini dovevano rinunciare a dei terreni oltre Monitola cedendoli al Castrum di S. Michele Arcangelo. Si ignorano le successive vicende ma, come attestano documenti custoditi negli archivi vaticani, la questione era irrisolta ancora nel Seicento.

Quartiere Castelluccio
Ingrandisce foto Quartiere Castelluccio

Il paese fino al XVI sec. rimase inglobato dentro l’antica cerchia di mura di “Castelluccio” nella quale si apriva il varco di “Porta Vecchia”. A partire da questo periodo infatti il piccolo insediamento iniziò ad espandersi fuori della prima cerchia; nacque così il Borgo intorno a Piazza Mazzini (un tempo Piazza dell’Olmo) ed intorno ad esso fu innalzata una seconda cinta muraria.

Qui nei pressi di Piazza Mazzini fu eretta “La Porta”, detta dai Castellani anche “Porta Luisa”, realizzata in pietra ad arco a tutto sesto. Accanto alla predetta porta era situata l’abitazione del preposto alla custodia di essa; la gente locale la chiamava “la guardiola”.

 

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