La peste del 1656 e lo scontro con Casape

A.D.1656: a San Gregorio da Sassola arriva la peste.
Il giorno 16 agosto la peste si scagliò come una furia sugli abitanti del paese provocando, già un mese dopo, il 19 settembre, ben 120 vittime. La peste era inizialmente esplosa a Napoli: appena saputa la notizia a Roma si erano prese le prime indispensabili precauzioni contro la diffusione del morbo, pubblicando anche un bando contro coloro che avessero fatto entrare nei territori dello Stato Pontificio un appestato o la sua roba. I rigidi provvedimenti non riuscirono comunque ad evitare il male: la peste fece la sua prima comparsa a Trastevere e immediata fu la sua diffusione nel resto della città. Alla fine morirono 15.000 cittadini riducendo il già limitato numero dei 120.000 romani.

Castello Brancaccio di San Gregorio
Castello Brancaccio di San Gregorio

Il governatore di San Gregorio di Sassola, incurante delle severe prescrizioni pontificie, non avvisò immediatamente Roma circa la diffusione dell'epidemia nel loro territorio.
Fortunatamente gli abitanti di Casape, per cautelarsi dalla pestilenza, diedero notizia dell'avvenuto contagio al Commissario pontificio incaricato del buon governo sulla zona di Campagna e Marittima.

Questi incaricò il vice commissario il quale, posto il suo quartier generale a Casape, provvide alla cattura dei colpevoli: recatosi a San Gregorio da Sassola con 5 presunti medici ordinò al governatore con il medico e alcuni deputati di seguirlo a Casape.

Ponte della Mola - E.R.Franz
Ponte della Mola - E.R.Franz

Intuito il pericolo, appena fuori dal paese, i "prigionieri", adducendo come scusa il voler prendere con sé i cavalli per il viaggio, tornarono in città e adunarono il popolo per formare una scorta di 20 persone che tuttavia si trovò a fronteggiare un ben maggior numero di armati capeggiati dal Commissario capo Trasciotti e dal cappellano di Casape.

Tra la scorta c'era però il bandito caporale della famiglia Giorgini famoso e temuto personaggio della zona visti gli 8 omicidi che gli venivano attribuiti. Alla sua vista, gli abitanti di Casape fuggirono terrorizzati, abbandonando il Commissario capo con i suoi sbirri. I sangregoriani non gli fecero comunque del male, in ciò frenati dal Governatore della città. Solo, le fonti dicono di una prevedibile rivalsa sui finti medici: a loro sì che "furono date parecchie puntate, e gli facero buttare l'arme a terra" (A. Iannilli).