Le due colonne ornavano proprio l’ingresso di questa chiesa medievale, che fu anche parrocchia, ma che era diruta già nel XVIII secolo, Lo storico delle chiese di Tivoli, il canonico della cattedrale Giovan Carlo Crocchiante (1680-1750) ci informa infatti che l’esser parrocchia le fu tolto dal vescovo Marcantonio Croce, che concesse la Chiesa ai Gesuiti (che officiavano l’antica Chiesa di S. Sinforosa o del Gesù) che se ne servirono per uso della Congregazione dei Nobili e degli Artisti, «infinattanto che nella Fabbrica del nuovo Collegio rimase distrutta». In quel punto si apriva anche un’antica porta nelle mura poligonali di Tivoli. Per un utile confronto inseriamo anche una foto della situazione attuale (gennaio 2025).
Riguardo all’ubicazione della porta Barana presso la chiesa del S. Salvatore, come riporta il primo storico tiburtino Marco Antonio Nicodemi (1589) («una seconda porta poi è rivolta laddove nasce il freddo in inverno e siccome conduce alla fortezza di Baranum, fu chiamata Barana, ed i resti di questa venivano conservati nella chiesa del S. Salvatore, ma negli anni passati sono stati demoliti»), ricordiamo che le mura antiche (IV secolo a. Cr.) che si trovano in piazza del Governo sulle quali poggia un’ala dell’edificio comunale, furono restaurate all’epoca della guerra gotico-bizantina (VI sec. d. Cr.).
La cinta muraria proseguiva a NE, verso l’attuale via I. Missoni, in linea retta fino all’area che un tempo era appunto occupata dalla Chiesa del S. Salvatore, di fronte all’ex Ufficio Postale e ora Anagrafe. Proprio qui, secondo il Nicodemi, si apriva la porta Barana, che veniva a trovarsi perciò vicino alla Curia Tiburtina, come ci ricorda Antonio di Simone Petrarca (1470-1542): «per che ancho se dice Sancto Lorensolo extra muros; et conrespondeva alla ecclesia del Salvatore iuxta Curiam tiburtinam, et dentro de dicta ecclesia nci sta la porta de Tiburi ad quello tempo, quale è bella cosa al vederla con quatri del muro affixi»
(maggio 2026)




