“Veduta di Villa d’Este da una terrazza con fontana” di Enrico Nardi

a cura di Roberto Borgia

La produzione ad olio, ma soprattutto ad acquerello, su Villa d’Este del pittore romano Enrico Nardi (1864-1947) è notevole, tale da fare della villa tiburtina uno dei temi preferiti per i suoi paesaggi, in un periodo nel quale il monumento era ancora di proprietà della casa Asburgo-Este e perciò in uno stato di profondo abbandono, morto ormai nel 1896 il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst, che aveva avuto la villa in enfiteusi e che aveva tentato di riportarla allo splendore originario, facendone anche un importante centro culturale.
Nardi aveva esordito nelle mostre della “Società degli amatori e cultori di belle arti nel 1890, quando il suo studio era situato al lotto B di Via Farini, con l’acquerello La bastarda che aveva suscitato molto interesse. L’Illustrazione Italiana notava: «La condotta intelligente, diligente di questo acquerello manifesta la scuola romana, nella quale il Nardi si distingue per bontà di disegno, valentia di tocco nell’improntare tipi e ambienti, e nel dare un aspetto pittoresco alla composizione». Giudizio che risulta in certo senso anticipatore di quello espresso da Luigi Càllari nella sua “Storia dell’arte contemporanea italiana”, Ermanno Loescher editore, Torino, del 1909 in cui scrive (pag. 277), anche se relativamente alla predilezione del Nardi per il paesaggio, «in cui sul principio, come poi in Sulla via Appia e Plenilunio, portò una nota delicata di colore, poscia ripetuta e divenuta cifra».


Ingrandisce foto "Veduta di Villa d’Este
da una terrazza con fontana"

Augusto Jandolo nel suo fondamentale volume “Studi e modelli di via Margutta, 1870-1950”, Casa Editrice Ceschina, Milano, del 1953 (pag. 57) ne sottolinea le doti di “gran lavoratore”, come è dimostrato dalla sua costante partecipazione alle mostre, per altro esclusivamente romane ed il notevole numero di opere con cui spesso vi è presente. Dopo una pausa di qualche anno agli Amatori porta nel 1894 (quando ormai ha trasferito il suo studio a via Margutta 33) due opere, A domani! e In pellegrinaggio, quest’ultima riproposta nel 1898 e pubblicata anche nell’album ricordo di quella esposizione, nel corso della quale essa viene acquistata dal re Umberto I e dalla consorte Margherita di Savoia.

In effetti questo acquerello su cartoncino, ora al Quirinale, quasi una miniatura, di cm. 7,90 x 13,55 è veramente una prova di straordinaria abilità. Sulla prima opera A domani! si dilunga Alessandro Stella sulla rivista “Natura e Arte” (che a piena pagina riproduce entrambe le opere del Nardi): «È in sull’imbrunire; la luna diffonde a stento il pallore crepuscolare dei suoi raggi nel paesaggio. Un sentiero fra i colli che allungano la schiettezza d’ombre della luce che si spegne nel violetto. Un branco di capre, ammucchiate dietro al guidarello, sale a mattina, frettoloso di ritornare allo stabbio, un gregge di pecore s’è già avviato a ponente – verso la macchia – Al fuoco della tela: un pastore e una pastorella si scambiano un bacio; un bacio onesto a fior di labbra, d’una sentimentalità madrigalesca, alla Boucher; un bacio poetico come l’ora, il luogo e il linfatico pallore della luna. E quel bacio vuol dire: arrivederci A domani! L’opera risente il gusto del paesaggio toscano, dove la vita campestre è ingentilita dal costume (…) e in quel sentimento è forse troppo spinta. Però è opera dipinta e disegnata con gusto e terrebbe il suo posto anche in una esposizione di quadri di ottima scelta».

Ma veniamo all’opera qui presentata “Veduta di Villa d’Este da una terrazza con fontana”, acquerello su carta, cm. 31 x 62,5, firmato in basso a destra “E. Nardi”, collezione privata. Ben riconoscibile, pur nei colori sfumati, il viale che si affaccia, nel piano interiore della villa, sugli orti estensi, sulla porta del Colle e sul Santuario di Ercole Vincitore.
Qui si trova la fontana di Arianna o dei cigni, che appare inquadrata tra gli alberi sullo sfondo della campagna romana, “ingentilita” rispetto allo stato di abbandono in cui si trovava all’epoca.
La fontana fu commissionata dal cardinale Alessandro d’Este nei primi decenni del XVII secolo, laddove c’era solo un belvedere con uno splendido panorama verso la campagna romana e proprio sopra i “Laghetti fuori del giardino”, come sono chiamati e appaiono nella veduta di villa d’Este, secondo il primitivo progetto di Pirro Ligorio, incisa un anno dopo la morte del cardinale Ippolito II d’Este (quando i lavori nella villa ancora non erano terminati) dal parigino Étienne Dupérac (circa 1530-1604). La prima edizione di questa famosa veduta risale appunto all’8 aprile 1573.

(Dicembre 2025)

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