Non vi sono memorie che Rinaldo III provvedesse alla villa tiburtina, “della quale cominciava ad impallidire ogni splendore”. Di conseguenza troviamo poi un figlio di Rinaldo III nel possesso dei beni tiburtini e cioè Francesco III (1698-1780) ed arriviamo quindi al periodo del soggiorno di Jean-Honoré Fragonard a Villa d’Este nell’estate del 1760. Scriveva Settimio Bulgarini, gentiluomo di Tivoli e guardarobiere della villa d’Este nell’anno 1736 al rappresentante della casa Este a Roma: «La villa si mantiene gratie a Dio nelle fontane e si augumenta sempre più nelle verdure disposte a spaglieroni…». Morto Bulgarini nel 1758, il carteggio prosegue con la vedova di lui, Olimpia e di Stefano Antonio Petrucci, fratello di quest’ultima, divenuto amministratore. Le spese furono ridotte ai soli tetti del Palazzo della villa. Incominciarono allora le trattative per una vendita o affitto della villa ed infatti nell’estate del 1760 la villa d’Este risulta presa in affitto dall’Abate di Saint-Non, che vi dimorò con Fragonard e Robert.
Fragonard utilizzerà in seguito questo disegno per eseguire uno dei più celebri dipinti ad olio, conservato nel Musée du Louvre a Parigi. Si tratta di una delle più severe sanguigne del periodo romano di Fragonard, che sembra colpito dall’effetto grandioso, quasi selvaggio, del sito. Si notino l’austerità dell’effetto di controluce, e il ruolo secondario delle figure, che, come noi, contemplano lo spettacolo della natura, A dominare qui sono innanzitutto le rocce, le mura antiche, la vegetazione e il fiume, espressi nella luce, al loro giusto posto, grazie alle vivaci variazioni dei tracciati che li descrivono con precisione ma con miracolosa coerenza d’insieme. Così il pittore, scrittore e disegnatore francese Charles-Nicolas Cochin (1715-1790) descriveva nel 1758 il sito raffigurato da Fragonard: «La cascata di Tivoli è prodotta da un piccolo fiume che precipita da un’altezza di circa 12-15 metri e crea un effetto molto pittoresco … Nel luogo della sua caduta c’è un lavatoio pubblico». Se le figure in primo piano, le lavandaie e le persone che osservano o quella che si sporge sul precipizio, se il sole che li illumina conservano ancora qualcosa nella loro esecuzione delle scene di vita romana che Fragonard dipinse con predilezione in questo periodo, gli arbusti che ricoprono la parete rocciosa della cascata e raggiungono il ponte, dipinti con piccoli tocchi nervosi, annunciano già l’olio “Le Petit Parc” della Collezione Wallace di Londra, ispirato liberamente alla Fontana dei Draghi o meglio del Drago a Villa d’Este.
(luglio 2025)



