“La grande cascata di Tivoli” di Jean-Honoré Fragonard (prima parte)

a cura di Roberto Borgia

Questa sanguigna “La grande cascata di Tivoli”, cm. 48,8 x 36,1, è opera di Jean-Honoré Fragonard (1732-1806). Il disegno è su una leggera preparazione in pietra nera; una piega orizzontale al centro; incollato per intero; linea di cornice a penna e inchiostro nero; carta bruciata o segnata in alcuni punti con tracce di vecchia colla. Iscrizione FRAGO in lettere maiuscole in basso a destra su un’etichetta che imita un blocco di pietra. Naturalmente questo è uno dei siti più celebri di Tivoli (e maggiormente raffigurato dagli artisti).
Qui il paesaggio è stato profondamente modificato a seguito della disastrosa inondazione del fiume Aniene del 1826 e dai successivi lavori di deviazione del fiume stesso sotto i cunicoli gregoriani. Fragonard, che fu ospite a Tivoli per due mesi nell’estate del 1760 insieme all’amico Hubert Robert (1733-1808) nella villa d’Este presa in affitto per l’occasione da Jean-Claude Richard de Saint-Non, meglio noto come Abate di Saint-Non (1727-1791) dovette essere soddisfatto di questa sanguigna, che è una delle tre sanguigne firmate della celebre serie del Musée des Beaux-Arts e d’Archeologie di Besançon.


Ingrandisce foto La grande cascata

Le altre due firmate sono “Le cascatelle di Tivoli con la grotta di Nettuno e, sullo sfondo, il tempio detto della Sibilla e la villa di Mecenate” e “Il gruppo dei cipressi di Villa d’Este con sullo sfondo la fontana dell’Organo”. La firma, come si vede, è apposta in modo assai grazioso su un blocco di roccia a terra, sulla destra, a mo’ di iscrizione lapidaria avente funzione di cartellino. A proposito di Villa d’Este ricordiamo che, estintosi il ramo primogenito della famiglia Este, il cardinale, Rinaldo, (1655-1737), alla morte nel 1694 del nipote Francesco II, dovette sposarsi nello stesso anno con Carlotta Felicita Brunswich-Luneburg, assumendo il titolo di Rinaldo III, duca di Modena e Reggio, succedendo anche nel possesso della villa al defunto nipote Francesco II.

Non vi sono memorie che Rinaldo III provvedesse alla villa tiburtina, “della quale cominciava ad impallidire ogni splendore”. Di conseguenza troviamo poi un figlio di Rinaldo III nel possesso dei beni tiburtini e cioè Francesco III (1698-1780) ed arriviamo quindi al periodo del soggiorno di Jean-Honoré Fragonard a Villa d’Este nell’estate del 1760. Scriveva Settimio Bulgarini, gentiluomo di Tivoli e guardarobiere della villa d’Este nell’anno 1736 al rappresentante della casa Este a Roma: «La villa si mantiene gratie a Dio nelle fontane e si augumenta sempre più nelle verdure disposte a spaglieroni…». Morto Bulgarini nel 1758, il carteggio prosegue con la vedova di lui, Olimpia e di Stefano Antonio Petrucci, fratello di quest’ultima, divenuto amministratore. Le spese furono ridotte ai soli tetti del Palazzo della villa. Incominciarono allora le trattative per una vendita o affitto della villa ed infatti nell’estate del 1760 la villa d’Este risulta presa in affitto dall’Abate di Saint-Non, che vi dimorò con Fragonard e Robert.

Fragonard utilizzerà in seguito questo disegno per eseguire uno dei più celebri dipinti ad olio, conservato nel Musée du Louvre a Parigi. Si tratta di una delle più severe sanguigne del periodo romano di Fragonard, che sembra colpito dall’effetto grandioso, quasi selvaggio, del sito. Si notino l’austerità dell’effetto di controluce, e il ruolo secondario delle figure, che, come noi, contemplano lo spettacolo della natura, A dominare qui sono innanzitutto le rocce, le mura antiche, la vegetazione e il fiume, espressi nella luce, al loro giusto posto, grazie alle vivaci variazioni dei tracciati che li descrivono con precisione ma con miracolosa coerenza d’insieme. Così il pittore, scrittore e disegnatore francese Charles-Nicolas Cochin (1715-1790) descriveva nel 1758 il sito raffigurato da Fragonard: «La cascata di Tivoli è prodotta da un piccolo fiume che precipita da un’altezza di circa 12-15 metri e crea un effetto molto pittoresco … Nel luogo della sua caduta c’è un lavatoio pubblico». Se le figure in primo piano, le lavandaie e le persone che osservano o quella che si sporge sul precipizio, se il sole che li illumina conservano ancora qualcosa nella loro esecuzione delle scene di vita romana che Fragonard dipinse con predilezione in questo periodo, gli arbusti che ricoprono la parete rocciosa della cascata e raggiungono il ponte, dipinti con piccoli tocchi nervosi, annunciano già l’olio “Le Petit Parc” della Collezione Wallace di Londra, ispirato liberamente alla Fontana dei Draghi o meglio del Drago a Villa d’Este.

(luglio 2025)

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