"Le cascatelle di Tivoli" di Carl Philipp Fohr

a cura di Roberto Borgia

Nella Mostra "100 Capolavori dallo Städel Museum di Francoforte" nel Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale a Roma, dal 1 aprile al 17 luglio 2011, abbiamo potuto ammirare uno splendido paesaggio su Tivoli del pittore tedesco Carl Philipp Fohr (Heidelberg, 1795-Roma, 1818). La Mostra ci ha offerto un'occasione veramente unica per poter gustare a Roma una ricca selezione delle collezioni dell'importante museo di Francoforte, fondato nel 1815 dal mercante e banchiere Johann Friederich Städel, ricche di opere d'arte antica e moderna. In adesione alla vocazione "modernista" del Palazzo delle Esposizioni la selezione proposta si è orientata sulla porzione otto novecentesca della collezione tedesca, offrendo una panoramica che spazia sulla storia dell'arte europea dai Nazareni ai Romantici, dal Realismo all'Impressionismo, dal Simbolismo alle Avanguardie. Il percorso è stato articolato in sette sezioni stilistico-cronologiche distribuite nelle sette Gallerie ai lati della monumentale Rotonda del Palazzo delle Esposizioni. Proprio nella prima galleria, dedicata al classicismo tedesco di primo Ottocento, con il celeberrimo e monumentale ritratto di Goethe in riposo sullo sfondo della campagna romana, realizzato nel 1787 da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein (1751-1829) e divenuto simbolo assoluto del mito del Grand Tour in Italia, è ospitato appunto l'olio di Carl Philipp Fohr, dedicato a Tivoli.


Ingrandisce foto "Le cascatelle di Tivoli"

A Monaco fu studente di pittura di paesaggio alla Kunstakademie, studio che contribuì all'acquisizione di uno stile ancor più indipendente e geniale. Qui fece amicizia e condivise la stanza con Ludwing Sigismund Ruhl (1794-1887), di cui è universalmente conosciuto il ritratto fatto nel 1815 ad Artur Schopenauer. Pianificarono insieme un viaggio a Roma nella primavera del 1816, che Fohr non poté effettuare a causa di una malattia, ma poi si ritrovarono a Roma, anzi il 24 marzo 1817 si sfidarono a duello con la pistola: entrambi sbagliarono il colpo e pur se continuarono a bere insieme, ormai l'amicizia era rotta. Molto vantaggioso era stato per la sua ispirazione il viaggio nell'Italia settentrionale in compagnia del suo cane Grimsel, mentre a Roma lo troviamo appunto nell'autunno del 1816 dove si avvicinò al gruppo dei Nazareni, lavorando nello studio del pittore paesaggista Joseph Anton Koch (1768-1839), dalla cui arte era rimasto colpito in una mostra a Monaco ammirando il dipinto "Paesaggio con arcobaleno" (Koch è da ricordare anche per il suo soggiorno ad Olevano Romano).

Ponendosi sotto il suo insegnamento Fohr fece rapidi progressi nella pittura di paesaggio, seppur sviluppata con una connotazione più romantica. Uno dei suoi lavori più importanti sarebbe stato il gruppo degli artisti riuniti nel caffè Greco, opera che rimase incompiuta a seguito dell'annegamento del pittore nel Tevere presso Ponte Mollo (Ponte Milvio) il 29 giugno 1818. Fohr solo a Roma incominciò a dedicarsi alla pittura ad olio e quest'opera "Le cascatelle di Tivoli", cm 74 x 105, gli fu commissionata nel 1817 dal mercante di Francoforte Philipp Passavant, anzi Fohr in una lettera ai suoi genitori dice di aver visitato il sito con il suo committente ed il dipinto fu terminato proprio nel 1818 ed è simile per ambientazione ad una veduta di Tivoli dello stesso Koch realizzata nell'estate del 1818 (quadro distrutto da un incendio nel 1831 e documentato da una seconda versione conservata a Vienna).

Questo paesaggio ormai non esiste più, o almeno non vengono più aperte le cosiddette cascatelle, paesaggio che lasciò ammirato lo stesso Goethe nel suo "Viaggio in Italia": "Roma 16 giugno 1787. Miei cari, lasciatemi dire due parole. Mi sento molto bene, ritrovo sempre più me stesso ed imparo a distinguere ciò che è adatto a me e ciò che mi è estraneo. Sono diligente, assorbo tutto e mi accresco interiormente. In questi giorni sono stato a Tivoli e lì ho visto uno dei primi giochi della Natura. Con le rovine e con l'intero complesso della vegetazione, le cascate appartengono a quelle cose la cui conoscenza ci arricchisce nel profondo".
La composizione, a prima vista molto semplice, gioca sui piani opposti di lontananza-vicinanza e di drammaticità-serenità. Lo spettacolo delle cascatelle è in lontananza, ma domina la scena, sovrastato dalla città e sulla destra dalle mura e dagli alberi di Villa d'Este e dal Santuario d'Ercole. In primo piano offrono un quadro di serenità le scene di vita quotidiana, con una famiglia, il dinamismo di un giovane che corre, opposto al passo tranquillo di un pellegrino, che con il suo mantello rossastro spicca sulle rocce e la terra scure, superando un masso roccioso con l'edicola di una Madonna, bozzetti per i quali Fohr era maestro per essersi esercitato a lungo con disegni ed acquarelli. Senza dubbio nella sua interpretazione del paesaggio è di una spanna al di sopra dei suoi contemporanei: vediamo infatti qui riuniti, accanto all'ideale di un paesaggio eroico, un'acutissima osservazione della natura e una fattura di una modernità sorprendente per quei tempi. Notevole il rimpianto per la sua prematura scomparsa a solo ventitré anni e per le possibilità evidenti che aveva ormai raggiunto nell'arte della pittura.

(maggio 2011)

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