Ponendosi sotto il suo insegnamento Fohr fece rapidi progressi nella pittura di paesaggio, seppur sviluppata con una connotazione più romantica. Uno dei suoi lavori più importanti sarebbe stato il gruppo degli artisti riuniti nel caffè Greco, opera che rimase incompiuta a seguito dell'annegamento del pittore nel Tevere presso Ponte Mollo (Ponte Milvio) il 29 giugno 1818. Fohr solo a Roma incominciò a dedicarsi alla pittura ad olio e quest'opera "Le cascatelle di Tivoli", cm 74 x 105, gli fu commissionata nel 1817 dal mercante di Francoforte Philipp Passavant, anzi Fohr in una lettera ai suoi genitori dice di aver visitato il sito con il suo committente ed il dipinto fu terminato proprio nel 1818 ed è simile per ambientazione ad una veduta di Tivoli dello stesso Koch realizzata nell'estate del 1818 (quadro distrutto da un incendio nel 1831 e documentato da una seconda versione conservata a Vienna).
Questo paesaggio ormai non esiste più, o almeno non vengono più aperte le cosiddette cascatelle, paesaggio che lasciò ammirato lo stesso Goethe nel suo "Viaggio in Italia": "Roma 16 giugno 1787. Miei cari, lasciatemi dire due parole. Mi sento molto bene, ritrovo sempre più me stesso ed imparo a distinguere ciò che è adatto a me e ciò che mi è estraneo. Sono diligente, assorbo tutto e mi accresco interiormente. In questi giorni sono stato a Tivoli e lì ho visto uno dei primi giochi della Natura. Con le rovine e con l'intero complesso della vegetazione, le cascate appartengono a quelle cose la cui conoscenza ci arricchisce nel profondo".
La composizione, a prima vista molto semplice, gioca sui piani opposti di lontananza-vicinanza e di drammaticità-serenità. Lo spettacolo delle cascatelle è in lontananza, ma domina la scena, sovrastato dalla città e sulla destra dalle mura e dagli alberi di Villa d'Este e dal
Santuario d'Ercole. In primo piano offrono un quadro di serenità le scene di vita quotidiana, con una famiglia, il dinamismo di un giovane che corre, opposto al passo tranquillo di un pellegrino, che con il suo mantello rossastro spicca sulle rocce e la terra scure, superando un masso roccioso con l'edicola di una Madonna, bozzetti per i quali Fohr era maestro per essersi esercitato a lungo con disegni ed acquarelli. Senza dubbio nella sua interpretazione del paesaggio è di una spanna al di sopra dei suoi contemporanei: vediamo infatti qui riuniti, accanto all'ideale di un paesaggio eroico, un'acutissima osservazione della natura e una fattura di una modernità sorprendente per quei tempi. Notevole il rimpianto per la sua prematura scomparsa a solo ventitré anni e per le possibilità evidenti che aveva ormai raggiunto nell'arte della pittura.
(maggio 2011)



