“Paesaggio fantasioso con rovine romane e figure” di Paolo Anesi

a cura di Roberto Borgia

Per mancanza di documenti e di notizie, la vita di questo pittore (circa 1690-1773) non si può ricostruire con precisione, mentre si può studiare il suo iter artistico attraverso un gruppo di opere, in parte firmate, in parte a lui attribuibili. I temi dei dipinti e delle incisioni, che sono vedute e paesaggi, testimoniano di un’attività svolta prevalentemente nella capitale dello Stato Pontificio, e “romano” egli si qualifica nella dedica delle sue Vedute all’acquaforte del 1725. Ma poiché lo storico d’arte Luigi Lanzi (1732-1810) scrisse che “molti quadri di vedute campestri son per Firenze dipinte da Paolo Anesi e ve n’è copia anche in Roma” e lo ricorda come maestro di Francesco Zuccarelli (1702-1788) prima che questi passasse a Roma (Storia pittorica della Italia, Tomo primo, Bassano, 1795-1796, pag. 270), alcuni pensano che fosse fiorentino piuttosto che romano.
In ogni modo trascorse a Roma la maggior parte della vita, dove lavorò come vedutista tanto da essere considerato il maggior pittore romano di questo stile settecentesco.


Ingrandisce foto "Paesaggio fantasioso con
rovine romane e figure"

Meno credibili le frequentazioni delle botteghe di Andrea Locatelli (1695-1741), anche se questo potrebbe spiegare la sua opera di vedutista, e Sebastiano Conca (1680-1764). Influenzato dal gruppo di pittori detti bamboccianti abbandonò lo stile bizzarro di questi pittori del Seicento per una visione più arcadica e settecentesca, come in questa tela: il paesaggio ricorda van Wittel (1652/1653-1736), ma è notevole l’evidenza dell’aspetto bozzettistico. Molti suoi paesaggi furono comprati da stranieri, per la maggior parte inglesi, che amarono questa tipologia di stile dal Canaletto (1697-1768) al citato Francesco Zuccarelli.
Da sottolineare che nel Grand Tour molti pittori italiani trovarono fortuna presso i collezionisti stranieri in particolare coloro che dipingevano quadri di piccole dimensioni facilmente trasportabili.

I suoi “Capricci” con rovine del Foro romano ricordano da vicino i medesimi soggetti del più conosciuto Giovanni Paolo Pannini. Questo dipinto dà a vedere il notevole talento di Anesi, erede dell’illustre tradizione vedutistica capitolina, che tradisce l’influenza di Gaspard van Wittel e la stretta affinità d’intenti estetici con Andrea Locatelli, con cui il nostro condusse i primi studi presso la bottega di Bernardino Fergioni. In Anesi, però, si coglie, rispetto a questi autori, una sensibilità romantica, rafforzata da una peculiare attenzione ai valori atmosferici, di gusto dughettiano ma altresì contigui agli esempi del paesismo veneto divulgati da Marco Ricci e Francesco Zuccarelli. Questo temperamento, che esula dalla concretezza ottica vanvitelliana e dalle scenografie eroiche di Van Bloemen, consente al pittore di esprimere una piena autonomia espressiva e una rara emotività arcadica.

Le scenografie, infatti, se pur rispettose della realtà, tradiscono una fantasia atta a trasfigurare la veduta, connaturandola alle sembianze idilliache, come questo “Paesaggio fantasioso con rovine romane e figure”, olio su tela, cm. 188 x 154, 1763, collezione privata, proveniente da Villa Chigi sulla via Salaria, appartenente al cardinale Flavio Chigi II che la dotò di un ricco apparato decorativo in parte disperso sul mercato antiquario. In questo caso l’artista illustra un’artificiosa e “ruinistica” idea del paesaggio archeologico, patrimonio della nostra città. Sono riconoscibili, infatti, il Tempio di Vesta e le rovine di Villa Adriana, ma l’effetto d’insieme, più che celebrare i diversi esempi delle vestigia classiche con rigore antiquario, sembra destinato ad evocare le antichità con sensibilità onirica e sentimentale, in analogia con le creazioni di Maria Luigia Raggi (1742-1813), che trova un’equivalenza diretta e immediata con quel filone paesistico che fa capo a Marco Ricci e trova corrispondenza con le opere di Francesco Zuccarelli. Questa analogia offre l’ipotesi di riconoscere ad Anesi il ruolo di mentore dell’aggraziata pittrice genovese, monaca dell’ordine della Santissima Annunziata di Genova.

settembre 2026

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