Il
corpo principale dell'edificio, composto da due grandi platee
rettangolari, si insedia su un edificio rustico di modesta
estensione collocato sul versante ovest del promontorio di
Quintiliolo. Si distinguono interventi in opus incertum di
calcare e in opera reticolata riconducibili ai vari interventi
costruttivi. Senza l'ausilio di una pianta è impossibile descrivere
esattamente, con semplicità, le funzioni dei vari ambienti.
Va comunque precisata la presenza nell'angolo Sud-Est di una
piscina
per l'allevamento ittico. A Nord di questa è una terrazza
sostenuta per tre lati da un criptoportico
.
Un altro nucleo della villa, diversamente orientato rispetto al precedente sorge costeggiando la strada moderna, è a Est. All'estremità opposta di esso restano ambienti aggiunti successivamente. Sul lato Sud si apre un'altra terrazza per il giardinaggio. La Villa usufruiva di due acquedotti. Alla II fase edilizia (fine del I e primi decenni del II secolo d.C.) sono da ascrivere i grossi interventi di ampliamento della struttura.
A partire dal Rinascimento essa divenne meta di numerosi ricercatori, che fecero incetta della "breccia quintilina", detta anche "breccia di Tivoli", una rara pietra che si rinveniva in quantità notevole fra quelle adoperate nei rivestimenti della villa di Quintilio Varo. Dall'area della villa provengono materiali vari scoperti nel corso di scavi regolamentari e abusivi, più numerosi questi ultimi per il lungo stato di mancata cura e sorveglianza del sito.






