La fortezza vicovarese visse un altro momento drammatico nel 1533 quando il papa Clemente VII inviò contro gli Orsini il suo esercito. Né è da sottacere come Vicovaro si trovò coinvolta durante la guerra scoppiata perché l’allora pontefice Paolo IV (Gian Pietro Carafa) con l’aiuto del duca di Guisa tentò invano di contrastare (1556-57) con le armi il possesso del Regno di Napoli a Filippo II, re di Spagna e delle Due Sicilie. La fortezza vicovarese fu conquistata dai soldati spagnoli ma subito dopo con una vittoriosa battaglia i militi pontifici la liberarono e la riportarono sotto il dominio della Chiesa che subordinò sempre più i feudatari Orsini fino a che nel 1672 ne vendette il feudo ai Bolognetti (la proprietà passò alla loro estinzione ai Cenci).
A questa battaglia si riferisce la pianta, che riproduce la fortezza vicovarese; si tratta di un’incisione che è presente in “De’ disegni delle più illustri città, et fortezze del mondo” di Giulio Ballino, un’opera edita a Venezia nel 1569. Al Ballino parecchie e dettagliate notizie sulla fortezza di Vicovaro sarebbero state fornite da Marco Antonio Coccio, un umanista vicovarese che, frequentando l’Accademia di Pomponio Leto a Roma, prese il nome di Sabellico.
Quest’ultimo, trasferitosi a Venezia ove morì nel 1506, ne diresse la biblioteca Marciana rivestendo inoltre l’incarico onoratissimo di storico ufficiale della Serenissima.





