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Vicovaro, fortezza inespugnabile

Nel 1494 Vicovaro vide il raduno, presso Virginio Orsini, del pontefice Alessandro VI e di Alfonso II, re di Napoli, allo scopo di raggiungere un’intesa per bloccare l’invasore Carlo VIII, sovrano di Francia ed ultimo dei Valois. Costui, succeduto tredicenne al padre Luigi XI, dopo la reggenza della madre Anna di Beaujeu aveva cominciato a regnare nel 1490, sposando l’anno successivo Anna di Bretagna. Pensando di rivendicare i suoi diritti sul trono di Napoli, passati per testamento da Renato d’Angiò a suo padre Luigi XI, ed approfittando della rottura nell’equilibrio politico italico causata dalla morte di Lorenzo il Magnifico, scese in Italia per estendere la supremazia francese sulla Penisola.

Vista aerea di Vicovaro
Ingrandisce foto Vista aerea di Vicovaro - Foto: M.Passacantilli

La scelta di Alessandro VI e di Alfonso II di incontrarsi a Vicovaro, un paese arroccato sulla via Valeria, fu data dal fatto che esso con il suo castello era considerato una fortezza inespugnabile posta tra lo Stato pontificio e l’Italia meridionale. Sfogliando le pagine della storia infatti ci si accorge come qui furono numerosi i passaggi degli eserciti che marciavano per sottomettere il Regno di Napoli.

La fortezza vicovarese visse un altro momento drammatico nel 1533 quando il papa Clemente VII inviò contro gli Orsini il suo esercito. Né è da sottacere come Vicovaro si trovò coinvolta durante la guerra scoppiata perché l’allora pontefice Paolo IV (Gian Pietro Carafa) con l’aiuto del duca di Guisa tentò invano di contrastare (1556-57) con le armi il possesso del Regno di Napoli a Filippo II, re di Spagna e delle Due Sicilie. La fortezza vicovarese fu conquistata dai soldati spagnoli ma subito dopo con una vittoriosa battaglia i militi pontifici la liberarono e la riportarono sotto il dominio della Chiesa che subordinò sempre più i feudatari Orsini fino a che nel 1672 ne vendette il feudo ai Bolognetti (la proprietà passò alla loro estinzione ai Cenci).

Vicovaro
Ingrandisce foto Porta di sotto e mura ciclopiche

A questa battaglia si riferisce la pianta, che riproduce la fortezza vicovarese; si tratta di un’incisione che è presente in “De’ disegni delle più illustri città, et fortezze del mondo” di Giulio Ballino, un’opera edita a Venezia nel 1569. Al Ballino parecchie e dettagliate notizie sulla fortezza di Vicovaro sarebbero state fornite da Marco Antonio Coccio, un umanista vicovarese che, frequentando l’Accademia di Pomponio Leto a Roma, prese il nome di Sabellico.

Quest’ultimo, trasferitosi a Venezia ove morì nel 1506, ne diresse la biblioteca Marciana rivestendo inoltre l’incarico onoratissimo di storico ufficiale della Serenissima.

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