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La storia del Panpepato

Si narra che alcuni sudditi portassero in regalo per le feste natalizie, ai principi Colonna prima e ai Barberini poi signori di Palestrina, un dolce confezionato con uvetta, mandorle, noci, nocciole, pinoli, canditi, farina e miele che chiamavano "Pane del Principe". Col passare del tempo diventò il dolce tipico di tutti i prenestini e a causa della presenza abbondante del pepe, fu chiamato "panpepato".


Ingrandisce foto Panpepato

Al termine del cenone natalizio era incombenza del più anziano tagliare il dolce mentre il più giovane pensava a distribuirlo ai commensali, accantonandone prima alcune fette per mangiarle durante i faticosi lavori della mietitura e per il primo povero che avesse bussato all'uscio.

Ancora oggi, dopo tanti secoli, quando si lascia un poco di cibo nel piatto, si rievocano quei tempi dicendo:"Si lassato lo mozzico dello palestrinese!" (hai lasciato il boccone dell'abitante di Palestrina).

La preparazione del panpepato è molto simile a quella del pancialle (o pangiallo) tiburtino.

A cura del Circolo Culturale Prenestino " R.Simeoni" di Palestrina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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